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TFF 2010 - Lucky Life - Onde

Pubblicato il 7 dicembre 2010 da Giovanna Branca


TFF 2010 - Lucky Life - Onde

Nelle città medievali, quando regnava la pace e la popolazione aumentava floridamente, giungevano le pestilenze a riportare la crescita demografica ad un livello di “equilibrio”. Ma se la peste all’epoca portava sgomento e sofferenza, oggi ci si può permettere di ragionare sulle misteriose vie della natura senza sentirsi troppo addolorati per eventi così remoti nel tempo. Sono queste le riflessioni di un gruppo di amici su una spiaggia del New Jersey, che mentre fanno un castello di sabbia dibattono degli insondabili corsi e ricorsi della Storia. Questa è probabilmente la scena cruciale di Lucky Life di Lee Isaac Chung, che dispiega due storie parallele accadute ad una coppia di sposi: la morte di un loro amico, Jason, consumato dal cancro, e il loro tentativo frustrato di avere un figlio. Il film si apre sui preparativi della coppia per andare a trovare Jason alla casa al mare insieme ad un amico: tutti sanno che probabilmente dopo questa vacanza non rivedranno più Jason, a cui è stato pronosticato dai dottori che non gli rimangono che pochi mesi da vivere. Il loro tempo passato insieme all’amico moribondo si colloca all’inizio e alla fine di questo film, che nella parte centrale affronta invece la speranza di poter finalmente avere un figlio dopo l’inseminazione artificiale, e il fallimento di questo tentativo. La sequenza della discussione sulla pestilenza è quindi cruciale proprio per comprendere il modo in cui l’opera di Chung affronta la tematica della morte e della frustrazione delle umane speranze, che si inseriscono in un disegno più grande, imponderabile dal punto di vista limitato di quattro amici e delle loro vicissitudini. Un disegno che Jason – nella sua condizione – sente il bisogno di ascrivere alla volontà divina, ma che si manifesta in tutto il suo mistero e nella sua apparente ingiustizia per coloro che restano e devono fare i conti con l’assenza: quella imminente dell’amico moribondo e quella del figlio tanto desiderato. Perché la sofferenza incombe sugli esseri umani? La poesia di cui è permeato Lucky Life è data dall’osservare queste vicissitudini così dolorose tramite uno sguardo che – pur restituendo l’attualità di queste storie di cui ci si sente partecipi – se ne distanzia nella modalità della messa in scena. I movimenti di macchina lentissimi, che spesso lasciano fuori campo le persone che agiscono e dialogano sulla scena e preferiscono concentrarsi sull’immensità del mare, comunicano un distacco che non è emozionale, ma cerca di fare proprio l’impassibile e inarrestabile progredire della Storia, insensibile alle vicende di poche persone qualsiasi, se è vero che, come diceva Pasolini, “la realtà non parla che con se stessa”. Così, costruendo un castello di sabbia (simbolo perfetto della precarietà) i quattro brevemente sfiorano un senso che intravedono all’orizzonte ma che rimane impossibile da penetrare: il massimo dell’atrocità delle pestilenze, guardato da una certa prospettiva, rivela la propria natura necessaria ai fini della continuazione della vita. Una consapevolezza che, da un punto di vista troppo umano, non fornisce nessuna consolazione contro la certezza e l’insostenibile peso della morte.


CAST & CREDITS

(Lucky Life) Regia: Lee Isaac Chung; sceneggiatura: Lee Isaac Chung, Samuel Gray Anderson ; fotografia: Jenny Lund, Koji Otsuka; musica: Bryan Senti ; scenografia: Valerie Chu ; interpreti: Daniel O’Keefe (Mark), Megan McKenna (Karen), Kenyon Adams (Jason), Richard Harvell (Alex); produzione: Almond Tree Films ; origine: Stati Uniti; durata: 97’.


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