TFF2011 - Martin Scorsese e Souleyman Cissè - Tribeca Talks

In un festival cinematografico della Grande Mela, ormai divenuto così importante per il cinema indipendente di tutto il mondo, non poteva di certo mancare uno dei registi newyorchesi per eccellenza ovvero, Martin Scorsese. Quando c’è il grande Martin (che insieme a DeNiro è uno dei co-fondatori del festival) non c’è solo cinema. C’è cinefilia, cultura, amore per la settima arte a trecentosessanta gradi. Cinefilo per antonomasia, questa volta ha voluto far conoscere ai propri concittadini e agli americani in genere, un regista come Souleyman Cissè (fortemente voluto come presidente della giuria del festival) che è attivo dal 1974 ma le cui opere qui sono praticamente sconosciute. Regista che lo stesso Scorsese ha conosciuto solo sette anni fa. In un bellissimo incontro, i due cineasti ci parlano di loro, del loro amore per quetsa forma d’arte e del progetto che li vede impegnati nel recupero e nel restauro dei film classici e rarissimi della storia del cinema che man mano stanno scomparendo.
Martin Scorsese: Era una notte di circa sette anni fa. Voi forse adesso faticate a crederlo, ma sette anni fa ancora facevano i film in televisione. Oggi ci sono programmi per le unghie, per i capelli ecc. All’epoca ancora trasmettevano i film. Quella notte, appunto, era circa l’una e non riuscivo a prendere sonno. Cominciai a fare zapping in televisione ed improvvisamente mi fermai, rapito dalle bellissime immagini di un film africano. Quel film era "Yeelen" di un certo Souleyman Cissè. Il film mi piacque davvero tanto, ne ero quasi ossessionato e cominciai a parlarne con i miei amici. Accadde poi che un anno più tardi mentre partecipavo ad un evento della World Film Foundation a Parigi, mentre elencavo alcuni film che mi avevano particolarmente colpito, tirai fuori nuovamente il nome di questo regista africano, sul quale poi mi ero documentato e avevo scoperto essere in attività dai primissimi anni Settanta, più o meno come me. Ebbene, la cosa divertente è che mentre citavo il suo film Souleyman era lì ad ascoltarmi e così ci siamo conosciuti. Vedete, quando io, Spielberg, Coppola e tutti gli altri registi della mia generazione abbiamo deciso di prendere e restaurare i film che ci avevano ispirato, colpito e fatto crescere durante la nostra infanzia, non è stato difficile recuperarli ed iniziare un’opera di restauro e preservazione. Ma potete ben immaginare che non è e non sarà la stessa cosa per i film che hanno ispirato Cissè e Fatih Akin ad esempio. A questo serve la World Film Findation, nel trovare, prima di tutto, recuperare e restaurare i film che hanno ispirato i registi di tutto il mondo. E’ una cosa importantissima per tutti noi. In molti Paesi questi film sono stati censurati, in altri ne esiste una sola copia e non si sa dove sia stata "nascosta", riportare alla luce quetse opere è un diritto e un dovere di tutti noi registi ma anche di voi amanti del cinema. Oggi il cinema sta cambiando, un po’, anche se in maniera ovviamente diversa. Come avvenne alla fine degli anni Sessanta con l’arrivo di macchine da presa leggerissime e poco costose. A quell’epoca non fare un film era una scusa. Se volevi farlo potevi farlo. Oggi c’è il digitale e non c’è neanche più bisogno di andare al cinema per vedere un film. Certo, io sono un romantico e preferisco il buio della sala e il pubblico intorno a me, ma noi dobbiamo seguire le tendenze dei giovani registi e ciò che ci mostrano del loro mondo, di come lo vivono e lo percepiscono. Per far ciò, però, c’è bisogno anche del "vecchio" e di una solida cultura cinematografica. In più bisogna avere un pizzico di follia e....restare folli, se si vuole far cinema.
Souleyman Cissè: Da piccolo io ero molto religioso. Tanto è vero che tutti mi chiamavano il piccolo Imam. E’ divertente notare come questa sia una cosa che ho avuto in comune con Martin, il quale da giovane stava per diventare prete. La religione ci ha accomunato per parte della vita nonostante vivessimo in due continenti agli antipodi. Un giorno, ricordo che con mio padre sperimentai l’esperienza del cinema. Tutte quelle immagini e la forza della storia. Nulla mi era mai arrivato forte come quelle immagini e così decisi che il cinema sarebbe stata la mia vita. Ovviamente Mali non è Hollywood e far cinema lì è molto difficile e ai miei tempi era impossibile perché nessuno l’aveva mai fatto. Ebbi però l’opportunità di studiare cinema a Mosca e non mi lasciai sfuggire l’occasione. Una volta laureato e tornato a Mali, decisi di fare il mio primo lungometraggio, "Den muso". Film che mi procurò non pochi problemi, visto che alla fine delle riprese il Ministro della Cultura decise di censurare il mio film, sequestrarlo e arrestarmi poiché avevo utilizzato soldi francesi per produrre il film. Film che a loro avviso metteva in cattiva luce Mali, in quanto parlava di uno stupro. Dopo dieci giorni di carcere, mio fratello mi fece uscire di galera e ovviamente dopo una situazione del genere a nessuno sarebbe venuta in mente l’idea di tornare dietro la macchina da presa. Ma proprio perché, come dice Martin, ci deve essere un po’ di follia per fare questo mestiere, quattro anni più tardi realizzai il mio secondo lungometraggio "Baara" con il quale vinsi il primo premio nei due festival cinematografici più importanti che che esistono in Africa e grazie a quei due premi, ho potuto liberare dalla censura anche il mio primo film, che poi è stato distribuito.
