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The Great Flood

Pubblicato il 5 luglio 2014 da Monia Manzo


The Great Flood

L’alluvione del Mississippi nel 1927 è stata la piena più distruttiva della storia americana, forse ancor più del recente distruttivo ciclone Katrina, che ha ispirato in modo completamente diverso il bel documentario di Spike Lee If God Is Willing and da Creek Don’t Rise (2010). Nella primavera del 1927, infatti, il fiume è straripato dagli argini in 145 punti diversi e ha inondato 27.000 miglia quadrate ad una profondità di fino a 30 piedi. Una delle conseguenze più note di questa immensa catastrofe è stato l’esodo di massa dei mezzadri, che sfollati hanno cercato rifugio in Kentucky, Arkansas e Tennesee.

L’ultima fatica di Bill Morrison - uno dei registi di spicco del cinema d’avanguardia americano, grande artista e uomo di teatro, autore di una trentina di opere dove ha lavorato con musicisti del calibro di Laurie Anderson o Philip Glass - rappresenta un esempio magistrale di recupero e montaggio di immagini storiche relative a una calamità naturale, che, tra l’altro, ha cambiato per un lungo periodo la storia demografica degli stati interessati all’inondazione. Molte zone alluvionate sono diventate disabitate e contemporaneamente alla migrazione di massa c’è stata anche quella dei contadini neri verso le città del nord, e con il loro melting di suoni e musiche è nato uno dei più importanti fenomeni musicali della storia non solo americana: il Blues poi reinterpretato come il Chicago Blues, il Rhythm and Blues e il Rock and Roll.

In questo lavoro di found footage Bill Morrison segue il suo consueto stile in cui combina il materiale d’archivio con la colonna sonora, e in questo caso evoca la matrice musicale "black" sapientemente costruita e abbinata al montaggio delle scene, grazie al raffinato sound track di Bill Frisell, musicista statunitense di massima levatura e uno dei più rappresentativi chitarristi jazz della sua generazione.

Da ciò la particolarità di The Great Flood, che grazie alla presenza di queste musiche straordinarie, vivifica in modo magistrale le stupende immagini in bianco e nero, riassemblate in un ritmo apparentemente minimale. Tutto ciò conferisce al lavoro di Morisson un fascino estremo, un flusso ipnotico esaltato dall’assenza di dialoghi e di rumori che accompagna e coccola lo spettatore come in un viaggio onirico nella catastrofe.

Come dire: quando la visione artistica di un film diventa esperienza fisica e intellettuale totale.


CAST & CREDITS

Montaggio e sceneggiatura: Bill Morrison; musiche: Bill Frisel; produzione: Bill Morison e Phyllis Oyama; origine: USA; durata: 80 minuti.


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