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The international

Pubblicato il 20 marzo 2009 da Nicola Lazzerotti


The international

L’agente dell’Interpol Louis Salinger (Clive Owen) assiste inerme all’assassinio del suo collega, impegnato in un’indagine su una banca internazionale. Coadiuvato dall’agente Eleanor Whitman (Naomi Watts), Salinger cercherà di smascherare i colpevoli che si celano dietro ad una scia di sangue e dietro ad alcuni gruppi finanziari.
L’ultima opera di Tom Tykwer è indubbiamente un film fatto di alti e bassi. Sono infatti tanti gli elementi che lo compongono, alcuni ottimi e altri pessimi: per questo motivo, bisogna effettuare un’attenta scansione e dividere l’analisi per livelli.
Il film sembra mancare di compattezza e sembra esser girato da due personalità differenti: una vicina alla poetica di John Woo, l’altra a quella di Michael Mann. E allora abbiamo scene come quella del Guggenheim di New York con dilatazione temporale, specchi, giochi di simmetria, frantumazione e deflagrazione di vetri e di corpi, che sembra tratta direttamente da un film del regista cinese. Oppure la scena iniziale che, anche se davvero eccellente, utilizza invece un registro iperrealista modulato con primi piani, camere a mano e una frammentazione cinetica del montaggio, che richiama il registro tipico dell’autore statunitense.
Ma se un Woo usa la violenza come rappresentazioni di scontri tra veri miti superumani - metafora dell’epica battaglia del bene e del male - Tykwer banalizza l’azione decontestualizzandola e quindi riducendo i personaggi a delle atletiche macchiette.
L’utilizzo dell’abbassamento del ritmo narrativo, solito appunto nel cinema di Mann, non è che fine a se stesso, sempre usato per creare scene di collegamento, e mai invece per esaltare ed enfatizzare lo stato d’animo di un personaggio, come fa il regista americano.
Registicamente parlando, sembra che il solitamente bravo regista tedesco abbia, in questa occasione, voluto mettersi al sicuro utilizzando una modalità di direzione puntata più su elementi estetici ora solitamente in uso, che su una regia più coerente con l’elemento narrativo. Il risultato che ne deriva è appunto un andamento narrativo sconnesso, che passa dal prendersi troppo al prendersi troppo poco sul serio.
Altro elemento di analisi è la sceneggiatura assolutamente up-to-date per quel che riguarda la storia di fondo. Tirare, infatti, in ballo le banche, come elemento malefico, in questo periodo storico è sicuramente una scelta azzeccata, come l’inneggiare ai valori sociali e democratici. D’altra parte, questo script sembra incespicare proprio nella sua evoluzione narrativa, che si snoda in maniera sconnessa e frammentata. Basti per questo riflettere sul finale che sembra del tutto accozzato e poco pertinente, se non addirittura semplicistico. O si pensi, pure, a come è rappresentato il personaggio femminile, che tenuto sempre ai margini della storia, meritava forse una presenza più attiva negli svolgimenti degli eventi (non è un caso che scompare proprio nel finale). Altre soluzioni risultano addirittura ridondanti, come il poliziotto lussemburghese e il carabiniere italiano, entrambi corrotti.
Una riflessione impone, inoltre, la descrizione del politico italiano (Barbareschi), descrizione da cui emerge un’immagine mediocre dell’Italia, che però appare comunque meno mediocre della reale situazione in cui versa il nostro paese.
Interessante è invece l’utilizzo dell’elemento sonoro operato da Tykwer. Come già nei suoi film precedenti, il suono ha un ruolo importante. Un esempio su tutti è proprio la scena iniziale, dove un lieve rumore anticipa e spiega tutta la dinamica narrativa con una semplicità disarmante. Questo è sicuramente il più evidente segnale della mano del regista tedesco, che forse avrebbe dovuto esprimere più personalità in questo film.
Al di fuori di tutto rimane comunque un film che merita un certo rispetto, che merita di essere visto e lascia molto alla sensibilità dello spettatore.


CAST & CREDITS

(Id.); Regia: Tom Tykwer; sceneggiatura: Eric Warren Singer; fotografia: Frank Griebe ; montaggio: Mathilde Bonnefoy; musica: Tom Tykwer, Johnny Klimek, Reinhold Heil; interpreti: Clive Owen (Louis Salinger), Naomi Watts (Eleanor Whitman), Armin Mueller-Stahl (Wilhelm Wexler), Ulrich Thomsen (Jonas Skarssen); produzione: Alan G. Glazer, Ryan Kavanaugh /Columbia Pictures, Relativity Media; distribuzione: SONY PICTURES RELEASING ITALIA; origine: USA , Germany, UK, 2009; durata: 122’


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