X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



The Lobster

Pubblicato il 15 maggio 2015 da Giovanna Branca

VOTO:

The Lobster

Quando si racconta una distopia, il termine di paragone ultimo finisce sempre per essere quel 1984 di George Orwell che segnò il picco del pessimismo di un mondo appena uscito dalla Seconda guerra mondiale e dal nazifascismo. Da Brazil di Terry Gilliam a La decima vittima di Elio Petri, passando anche per il filone anticomunista americano di L’invasione degli ultracorpi - che in ogni suo remake riaggiorna le fobie a stelle e strisce ad uso e consumo dei tempi correnti - la parentela con il romanzo distopico per eccellenza è sempre chiara. Così in The Lobster di Yorgos Lanthimos, in concorso alla sessantottesima edizione del Festival di Cannes, commedia nera su un mondo totalitario in cui il potere coercitivo si esercita proprio nel campo di maggiore intimità dell’essere umano: la vita sentimentale.

Il mondo dipinto dal regista greco non ha delle chiare coordinate; esistono solo una città ed una campagna esterna ad essa, uno spazio diviso tra chi si conforma alle regole e chi si è trovato tagliato fuori. La regola, che comprendiamo solo col procedere del film, riguarda l’obbligo di condurre una vita di coppia. Chiunque rompa una relazione, o perda il partner in qualsiasi modo, viene mandato all’Hotel, dove ha quarantacinque giorni per trovare un nuovo compagno oppure venire tramutato in una bestia a sua scelta, in omaggio probabilmente anche all’altro grande romanzo anti totalitario di Orwell: La fattoria degli animali. Il film comincia proprio con il protagonista - un Colin Farrell abbruttito e sovrappeso - che viene mandato all’hotel dopo che la moglie lo ha lasciato. Fuggendo in seguito nel mondo dei ribelli solitari che popolano la foresta, troverà solo un estremismo uguale e opposto rispetto all’amore.Come in 1984 e tutti i suoi derivati letterari e cinematografici, è il campo dell’amore quello in cui si misura la resistenza alla stretta totalitaria, nel sentimento che più di tutti infonde il desiderio di ribellarsi.

Oltre alle considerazioni piuttosto scontate su come storie del genere siano d’attualità nel nostro tempo, si potrebbe sollevare una riflessione su un certo cinema della crudeltà, fortemente teatrale e straniante, che sembra essere in voga tra i giovani autori greci, come nel caso di Miss Violence di Alexandros Avranas, che due anni fa vinse il Leone D’Argento a Venezia. Rispetto a quel lavoro, The Lobster di Lanthimos è però troppo schematico e costruito nel suo intento di dipingere una parabola sociale distopica, e la sua deliberata lentezza più che costruire un’atmosfera efficace finisce per annoiare.


CAST & CREDITS

(The Lobster) Regia: Yorgos Lanthimos; sceneggiatura: Yorgos Lanthimos ; fotografia: Thimios Bakatakis; montaggio: Yorgos Mavropsaridis; interpreti: Colin Farrell, Rachel Weisz, John C. Reilly, Lèa Seydoux; produzione: Element Pictures, Scarlet Films, British Film Institute; origine: Grecia, Irlanda, Regno Unito, Paesi Bassi ;durata: 118 ’.


Enregistrer au format PDF