X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



The Millionaire

Pubblicato il 9 dicembre 2008 da Nicola Lazzerotti


The Millionaire

Molte personalità della cultura cinematografica hanno da sempre mostrato l’India come ad una terra aliena, in qualche modo imperscrutabile, con la sua cultura millenaria. Louis Malle (L’India Fantasma) e Rossellini (India) ne hanno regalato, con opere magnifiche, un’immagine sovente non del tutto veritiera per non dire assolutamente parziale, condizionati forse troppo dai tempi e dalle loro forti sensibilità. A riguardo sembra fuori luogo accostare Boyle a questi monumenti del cinema, ma il regista inglese, ha saputo costruire una nuova immagine dell’India, certo conosciuta alla cronaca specie di questi giorni, ed è stato senza dubbio capace di far volgere lo sguardo dello spettatore nelle vite reali, nella sporcizia, nell’inumanità che sommerge il paese orientale.

Jamal è il campione del gioco televisivo Chi vuol essere milionario. Il conduttore della trasmissione mostra un esasperante ostracismo verso il ragazzo e lo fa arrestare, poiché egli viene dalla malsana periferia di Mumbai, e crede che stia imbrogliando. Sotto tortura ed imprigionato Jamal comincia a raccontare la sua storia e perché conosceva le risposte.

Boyle ci ha abituati, negli anni, a continui cambi di marcia e ci ha raccontato storie di ogni tipo: dagli zombi di 28 giorni dopo a allo spazio profondo di Sunshine, dalla vita dei tossico-dipendenti di Edinburgo in Trainspotting alle solate spiagge Di Capriane di The Beach. Come nella sua natura più intima anche questa volta ha portato avanti questa sua particolare prerogativa, raccontando probabilmente la storia più appassionante e tragica del suo cinema. Mostrare al mondo la realtà dell’India e soprattutto raccontando storie i cui protagonisti non sono mai disgiunti dal tessuto reale che li avvolge ed anzi ne sono complementari. Raccontare vite comuni e allo stesso tempo ricche di straordinario dramma moderno. Una realtà incapace d’essere osservata, o meglio ignorata dall’uomo occidentale, non a caso i turisti, nel film, di fronte alla violenza verso il giovane Jamal, sono capaci solo di offrire denaro, ‘...alla maniera americana...’ fa pronunciare Boyle. O anche l’utente del call-center, consapevole che dall’altra parte del filo ci sia uno sprovveduto indiano, è in grado solamente di inveirgli contro e minacciarlo.
In tutto questo, la vita che segna i personaggi, le scelte violente ed allo stesso tempo ineluttabili. A cui i personaggi sono costretti, e che imprimono in essi segni evidenti di un’esistenza esasperata, esistenza che è solo sopravvivenza quotidiana.
A questo bisogna aggiungere una regia veloce, dinamica e livida capace di cogliere ogni elemento ed esaltarlo. Da manuale la scena dell’inseguimento dei poliziotti tra le baracche. Un’attenzione specifica della macchina da presa rivolta sempre verso i ragazzi, gli emarginati e i derelitti, in grado di insinuarsi silenziosamente e trasmettere al mondo un altro mondo alieno e sconosciuto.
Bravi gli attori, e bravo soprattutto il protagonista (Dev Patel) che lega al personaggio un’atmosfera di perenne distacco ed estraneità. Con uno sguardo rivolto ad un altrove, un luogo immaginato e sognato, lì dove la vita forse è diversa.


CAST & CREDITS

(Slumdog Millionaire);Regia: Danny Boyle; sceneggiatura: Simon Beaufoy; fotografia: Anthony Dod Mantle; montaggio: Christopher Dickens; musica: A R Rahman; interpreti: Dev Patel (Jamal), Anil Kapoor (Prem), Freida Pinto (Latika), Madhur Mittal (Salim); produzione: Celador Films & Film4;distribuzione: Luky Red; origine: U.K, 2008; durata: 120’


Enregistrer au format PDF