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The Rocker - Il batterista nudo

Pubblicato il 18 settembre 2008 da Simone Isola


The Rocker - Il batterista nudo

Acconciature esagerate, sciarpe e pantaloni di pelle imbottiti all’inverosimile. Capigliature improbabili, chitarre suonate con rabbia e con piccoli sobbalzi, bacchette lanciate verso la folla, corpi sudati. Siamo negli anni Ottanta, e la banda dei Vesuvius è lanciata verso la celebrità. Proprio prima di un prestigioso contratto e della definitiva consacrazione, il batterista Robert Fishman, detto “Fish”, viene allontanato dal gruppo per far spazio ad un raccomandato. Vent’anni dopo Fish lavora in una compagnia di assicurazioni e vive con la sorella, il cognato e il nipote Matt. Una vita fatta di rimpianti e di frustrazioni, chiuso tra le mura di uffici, lontano da quei “sogni di rock’n’roll” che vede ormai come ricordi lontani. Suo nipote Matt suona in una garage band, gli A.D.D.; Fish si unisce a loro per caso e subito si appassiona ai destini del gruppo. Vuole rincorrere ancora una volta il sogno strappato, reclamare il trono di ‘dio del rock’ che pensa gli sia dovuto. Ma la celebrità passa attraverso la rete, dove per caso finisce un video di Fish mentre suona completamente nudo la batteria. Il filmato ottiene milioni di contatti, e una casa discografica decide di produrre gli A.D.D. Comincia così una tourné lunga e piena di imprevisti…

Per chi come il sottoscritto ama il genere rock, The rocker è un film quasi offensivo. Una volta esaurito il riso per qualche dialogo divertente, ci si interroga amaramente su che razza di idea abbiano i produttori della musica. Innanzitutto il sogno di Fish è legato all’epoca più decadente del rock, gli anni Ottanta, e soprattutto ad un concetto di musica come semplice mezzo di autoaffermazione, per ottenere ragazze, denaro, poter demolire camere d’albergo, ubriacarsi. Il rock di Mtv, in sostanza, plastificato ad hoc per teenager di buona famiglia vogliosi di sballo; ecco i cantanti vip celebri non tanto per la musica quanto per i loro problemi con droga, alcol, ecc. Dimenticate tutte le istanze sociali del genere rock, le trasformazioni che ha provocato nel costume, nelle ideologie, l’ansia di cambiamento che ha generato in milioni di individui. Il film di Peter Cattaneo si iscrive in quel filone tipicamente americano che si può definire morandianamente “Uno su mille ce la fa”; come Il mio sogno più grande per il calcio, The rocker inserisce il sogno americano all’interno di un contesto di largo consumo. Ovvero che con il coraggio e il lavoro si possano realizzare le proprie nascoste aspirazioni. Concetto non freschissimo, ma che in The rocker si carica di una quantità enorme di luoghi comuni: il ragazzo grasso e in difficoltà con l’altro sesso; il cantante abbandonato dal padre che nei testi racconta la sua delusione; la bassista frustrata e segretamente innamorata del cantante… E poi i tantissimi pistolotti su cosa sia giusto o sbagliato nella vita, su come maturare e convivere con il proprio passato. E ancora il contrasto semplicistico tra la vita d’ufficio, vista come il massimo della degradazione e della monotonia, e il rocker come animale sfrenato e privo di inibizioni. C’è qualche momento divertente, come la tournee, le riprese del videoclip del gruppo con un regista strampalato.
L’esasperata interpretazione di Rainn Wilson spinge il film nel versante demenziale (l’inseguimento iniziale ne è un esempio lampante, con il batterista che corre più veloce di un furgone); Fish ha del rock un’idea distorta, come trampolino per la fama e per la celebrità. Che non a caso arriva attraverso la rete di internet e non per motivi artistici; sono i video con "Fish" nudo cliccati su YouTube che permettono al gruppo di farsi conoscere. Così come il film, che solo attraverso la caricatura è capace davvero di far ridere. Un puro prodotto d’evasione in tutti i sensi, dove la maniera e la carineria vengono perseguite a ogni costo, dove il solido mestiere del regista non abbandona morali esposte in una luccicante vetrina. La mente corre malinconica a Il fantasma del palcoscenico di De Palma, capolavoro kitch sul mondo dell’industria discografica e sulla creatività derubata.


CAST & CREDITS

(The rocker); Regia: Peter Cattaneo; sceneggiatura: Maya Forbes, Wally Wolodarsky, Ryan Jaffe; fotografia: Anthony B. Richmond; musica: Christopher Faizi; interpreti: Rainn Wilson, Josh Gad, Emma Stone, Christina Applegate; produzione: 21 Laps Entertainment; distribuzione: 20th Century Fox; origine: USA, 2008. durata: 102’


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