The Slut - Cannes 2011 - Semaine de la Critique

No man’s land, o meglio no woman’s land. Così l’ israeliana Hagar Ben Asher definisce l’ambiente in cui si svolgono le azioni della protagonista del suo film The Slut.
La “puttana” del titolo, Tamar, non è una prostituta nel senso letterale del termine, ma piuttosto una Bocca di rosa contemporanea “che ha un modo alternativo di vivere la sessualità”, spiega ancora la regista. “E’ un animale selvaggio impossibile da addomesticare”.
No woman’s land proprio perché non c’è traccia di quelle che nella canzone di De Andrè erano le “cagnette” a cui Bocca di rosa “aveva sottratto l’osso”. Tamar sembra essere – a parte le sue due bambine – l’unica donna in circolazione in un’anonima campagna israeliana, e gli uomini si rivolgono a lei per placare i loro istinti sessuali. Tamar si concede gentilmente a chiunque bussi alla sua porta, finché l’equilibrio non viene turbato dall’arrivo di un giovane veterinario, Shai, di cui si innamora e con cui cerca di creare una relazione di stampo tradizionale: si trasferisce da lui con le figlie, rimane incinta, prova ad essergli fedele.
The Slut procede per piccoli particolari, piccoli indizi che vengono svelati all’interno di lunghe sequenze (spesso piani sequenza) che indugiano sui protagonisti e le loro azioni più banali, più quotidiane. L’assurgere a protagonista del paesaggio selvatico, spesso agitato dal vento, e la presenza costante di animali di ogni genere riflettono quella che per la regista è la stessa natura della sua Tamar: dolce e al contempo indomabile come la natura stessa.
L’analogia è raddoppiata dall’analisi di una doppia sessualità: quella vissuta negli interni – nei luoghi tradizionalmente deputati all’intimità tra due persone – e quella “in esterni”, più conforme a quella che è l’irriducibile animalità e libertà di Tamar.
Così che, ovviamente, quando la protagonista verrà “intrappolata” lo scarto tra lei e l’uomo che ama non potrà che crescere e giungere alle sue estreme conseguenze. E il microcosmo sociale del film farà del povero Shai la vittima sacrificale di un equilibrio che per poter sussistere non può tollerare che l’amore democraticamente distribuito da Tamar venga posseduto da un solo individuo.
La libertà della protagonista cade così in un paradosso: è indomabile fino all’estremo ma al contempo è assorbita ancora una volta nell’orbita delle esigenze maschili, reiterando in questo modo l’impossibilità anche solo di tentare una definizione di quale possa essere la libertà al femminile.
(Hanotenet) Regia: Hagar Ben Asher ; sceneggiatura: Hagar Ben Asher ; fotografia: Amit Yasour ; montaggio: Asaf Korman ; musica: Ronen Nagel, Yisrael David ;interpreti: Hagar Ben Asher (Tamar), Ishai Golan (Shai); produzione: Transfax Film Production, Rohfilm GMBH ; origine: Israele, Germania; durata: 87’.
