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Thor

Pubblicato il 30 aprile 2011 da Nicola Lazzerotti


Thor

L’attore e regista inglese Kenneth Branagh, noto al grande pubblico soprattutto per le trasposizioni cinematografiche di commedie e drammi shakespeariani, porta sul grande schermo il Dio/Eroe della Marvel Thor. In linea con gli altri progetti cinematografici targati Marvel (ma leggasi Disney!) come Iron Man e Hulk, e con l’imminente Capitan America; Thor rappresenta il primo film sul Dio nordico e un’altra tappa di avvicinamento al concept-movie corale che sarà The Avengers, attesissima pellicola che raccoglierà insieme tutti gli eroi Marvel apparsi in questi ultimi anni al cinema.

Thor (Chris Hemsworth), Dio del tuono e figlio di Odino (Anthony Hopkins), viene bandito sulla Terra dal padre, a causa del suo carattere troppo bramoso di guerra e combattimenti. Umano in mezzo agli umani Thor apprenderà quei valori morali che il padre desiderava scoprisse.

Mettendo da parte la poco interessante rilettura della discesa messianica sulla terra di Gesù in chiave avventurosa, si può, invece, aprire un discorso interessante sulla scelta di Branagh, apparentemente fuori contesto, di dirigere questa super-produzione. Scelta in potenza assolutamente efficace. Se, naturalmente, il senso di tale lavoro fosse stato rivolto ad una rivisitazione delle vicende di Thor in chiave shakespeariana, facendo riferimento alla produzione dei drammi storici. Tutto questo sarebbe stato giusto e opportuno, peccato che dallo status di potenza non sia mai stato tradotto in uno status di fatto. Tutto il discorso sulla lotta dinastica di sangue si perde, infatti, in una riduzione troppo banale ed elementare, svilita da un’analisi manichea esageratamente palese e poco raffinata. Un esempio è il semplicistico “spiegone” ad inizio film, che se da un lato introduce l’incipit della narrazione, dall’altro ne consegna allo spettatore l’inevitabile ed esile epilogo.
Ugualmente banale è l’apologia del pacifismo affrontata dall’opera. Questo discorso, qui fin troppo convenzionale, ha più il sapore amaro di una distratta predica che il senso profondo di un’attenta analisi, che invece il fumetto originale possedeva. Siamo distanti da prese di coscienza più acute e originali di lavori, come ad esempio Watchmen, che hanno saputo affrontare analoghe tematiche con toni maturi e non così superficiali. E non sono sufficienti le anche buone battute ironiche occasionalmente inserite nella narrazione a dare quel cambio di registro o almeno quella “anima” necessaria a far funzionare il film. Non bastano, insomma, le strizzatine d’occhio iper-testuali/meta-cinematografiche a districare e risollevare il tono nell’opera.

La scarsa capacità interpretativa del surfista australiano Chris Hemsworth, buono solo per mettere in mostra una forma fisica accattivante, fa il paio con un’ irriconoscibile Natalie Portman, attonita e incapace di dare un carattere e una sostanza al proprio personaggio. Sprecatissimo il resto del cast. Ciò che più emerge è una direzione degli attori votata ad un “prendersi sul serio” troppo fuori luogo in tale contesto. Dove sono i personaggi dissacranti e gigioneggianti alla Tony Stark (Robert Downey Jr.) e Justin Hammer (Sam Rockwell) di Iron Men 2 ?

A porre la parola fine è la decisione di realizzare il film in 3D. Il 3D, infatti, impone uno stile specifico più attento e più curato. Stile che esalta naturalmente le doti visive della regia. Capiamo che non tutti i registi siano come Cameron, ma sarebbe lecito aspettarsi da parte della produzione la scelta di un regista che abbia nelle sue corde quel senso di ricerca e sperimentazione necessarie alla messa in scena della spettacolarizzazione. Al contrario riteniamo Branagh un tipo di regista solitamente eccellente nella direzione degli attori e minuzioso nella narrazione, ma decisamente poco incline alla ricerca. Tutto questo utilizzo mediocre e inutile del 3D consegna una “matrice formale” del film insussistente, tanto da renderla indistinta dalla bidimensionalità del cinema "classico". L’unica curiosità che, a questo punto, alberga in noi è vedere come Joss Whedon (futuro regista di The Avengers) tratterà la stesso materiale narrativo e attoriale.


CAST & CREDITS

(Thor); Regia: Kenneth Branagh; sceneggiatura:Ashley Miller, Zack Stent, Don Payne, J. Michael Straczynski, Mark Protosevich; fotografia: Haris Zambarloukos; montaggio: Paul Rubell; musica: Patrick Doyle; interpreti: Chris Hemsworth (Thor),Natalie Portmam (Jane Foster), Anthony Hopkins (Odino), Stellan Skarsgård (Erik Selvig); produzione: Paramount Pictures e Marvel Studios; distribuzione: Universal Pictures International (UPI); origine: U.S.A., 2011; durata: 114’


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