Tiger Award Winner RFF 2008 - Go with Peace Jamil

Go with Peace Jamil è il primo lungometraggio di Omar Shargawi. Di madre danese e padre palestinese, l’autore sceglie per il suo esordio un tema vicino alle sue radici.
In una Copenhagen irriconoscibile, due famiglie arabe si scontrano e Jamil, giovane padre e marito, si trova coinvolto in una faida violenta da cui, nonostante gli sforzi, non riuscirà a scappare.
Si tratta di un film duro, violento, che strizza l’occhiolino a registi blasonati che spesso hanno portato sullo schermo storie di lotte intestine tra popoli o faide urbane. Si avvertono gli echi, per certi movimenti di macchina e determinati passaggi, di un grande maestro come Scorsese (sia chiaro, solo di eco parliamo) e l’autore, per quanto a volte sembri divertirsi un po’ troppo nel calcare la mano durante le sequenze più brutali, mostra una buona capacità di sintesi e sembra argomentare convintamente lo sviluppo narrativo.
I protagonisti risultano ben delineati. Il protagonista, per quanto ricalchi – lo aiuta anche la somiglianza fisica – certi atteggiamenti alla Vin Diesel, riesce a lasciare che il suo personaggio metta in mostra il dubbio da cui è dilaniato. Se cedere, cioè, ad una violenza atavica e che pare essere l’unica possibilità, o cercare una via diversa, non violenta, che sia d’esempio per l’adorato figlio ancora bambino. Sarà, però, ed anche questo ricorda esempi americani, il destino a decidere per lui, in una spirale di violenza che quando sembra essersi finalmente arrestata, regala invece il suo epilogo più tragico.
Il film è anche una riflessione sull’islamismo, su di una religione a volte non conosciuta, ma di cui si ha ugualmente paura. Il regista qui delinea la sua identità, mettendo in mostra un disagio forte e sincero, quello che alcune comunità islamiche vivono nella società occidentale: non lesina di ricordare come sia il Corano stesso a condannare qualsiasi atto di violenza. La speranza, che nel film si riaffaccia più di una volta, è però destinata a soccombere davanti ad una vendetta che non abbassa mai la testa.
Ben scritto e ben interpretato, il film colpisce per la forza che possiede. Alcune sequenze sono piuttosto interessanti e non facili da realizzare per un regista al debutto nel lungometraggio. Anche la fotografia, abile nel seguire le diverse anime della città, è abbastanza curata. Proprio per questo, certi peccatucci formali, certe iperboli visive, sono facilmente perdonabili.
(Ma Salama Jamil) Regia: Omar Shargawi; sceneggiatura: Omar Shargawi, Mogens Rukov; fotografia: Aske Alexander Foss; montaggio: Per Sandholt, Anders Refn, Henrik Thiesen; interpreti: Dar Salim, Khalid Al-Subeihi, Munir Shargawi; produzione: Zentropa Entertainment; distribuzione: Trust Film Sales; origine: Danimarca 2007; durata: 90’;
