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Wild

Pubblicato il 4 aprile 2015 da Fabiana Sargentini
VOTO:


Wild

Nonostante il copione, in larga parte, ricordi pellicole degli ultimi anni come Into the wild - Nelle terre selvagge di Sean Penn (2007, basato sul romanzo di Jon Krakauer Nelle terre estreme, in cui viene raccontata la storia vera di Christopher McCandless) e Tracks - Attraverso il deserto diretto da John Curran (2013, che narra la vera storia di Robyn Davidson, che nel 1977 attraversò il deserto australiano da sola) Wild di Jean-Marc Vallée, film di chiusura della trentottesima edizione del Torino Film Festival coinvolge, attrae, emoziona. Girato come una produzione americana di alto budget, il regista canadese (al suo secondo film hollywoodiano, dopo Dallas buyers club) usa una mano dalle forti influenze europee. Tratto dalla storia vera di Cheryl Strayed, che ne ha scritto un libro, la pellicola racconta la scelta della protagonista, interpretata con viso tirato parco di sorrisi (diverso dai suoi inizi di carriera come brava ragazza della porta accanto) da Reese Witherspoon, di partire, sola come un cane, per il Pacific Crest Trail, un percorso a piedi per esperti di trekking di centinaia di chilometri che attraversa lo Stato di Washington, l’Oregon e la California. Lungo la strada, tramite flash-back, avremo mano mano dettagli del movente che l’ha spinta verso un’avventura così estrema. La dipendenza dall’eroina, in seguito alla perdita della madre (una stupenda Laura Dern, magrissima, patita e con gli occhi che emanano luce), i continui tradimenti nei confronti del marito con uomini di passaggio, incontrati al bar o per la strada in una autopunizione classica, attualizzando con essi la famosa "scopata senza cerniera", così denominata da Erica Jong nel famosissimo Paura di volare, libro su cui la giovane madre, universitaria tardiva in contemporanea con la figlia, deve fare una tesina. Una discesa negli inferi che produce, come contraltare, il bisogno di solitudine, pulizia, redenzione solitario contro tutto e tutti: solo la natura, con la sua bellezza deflagrante, potrà consentire la sua rinascita come essere vivente. Tramite un uso dei paesaggi combinato alla voce fuori campo che legge poesie di Emily Dickinson o altre citazioni significative per lei, che Cheryl lascia scritte sul libro nascosto in un cassetto sugli alberi all’entrata di ogni parco e alla musica, canticchiata dai protagonisti, diegetica ed extra-diegetica, all’enfasi emotiva prodotta da pezzi clamorosamente famosi come "Suzanne" di Leonard Cohen o "Glory box" dei Massive Attack, lo spettatore entra dentro al vissuto della protagonista con la forza ineluttabile della vita. Nessun giudizio, nessun moralismo, solo empatia.
Il regista, specializzato in racconti di formazione attraverso il dolore (si pensi alla commedia amara C.R.A.Z.Y. (2005), presentata a Venezia e vincitrice del Best Canadian Feature Award a Toronto e, forse ancor di più, a The Dallas Buyers Club (2013), presentato a Toronto, a Roma e vincitore di ben tre Oscar) usa alternativamente registri di compassione, di ironia, crudeltà che consentono allo spettatore una identificazione su più livelli. Scritto in maniera magistrale dallo scrittore Nick Hornby, prestato alla sceneggiatura solamente per la terza volta (Febbre a 90° - Fever Pitch, regia di David Evans, 1997, An Education, regia di Lone Scherfig, 2009) con grande efficacia. Sui titoli di coda appaiono le fotografie della vera Cheryl Strayed che, con viso e corpo segnato dall’esperienza, da un ulteriore verosimiglianza alle due ore appena trascorse in sua compagnia.


CAST & CREDITS

(Wild); Regia: Jean-Marc Vallée; sceneggiatura: Nick Hornby; fotografia: Yves Bélanger; montaggio: John Mac McMurphy, Martin Pensa; musica: Susa Jacobs; interpreti: Reese Witherspoon, Laura Dern, Thomas Sadoski, Michiel Huisman, Gaby Hoffmann, Kevin Rankin, W. Earl Brown, Mo McRae, Keene McRae; produzione: Pacific Standard Productions; distribuzione: 20th Century Fox; origine: USA, 2014; durata: 120’


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