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TRADE - PREMIERE

Pubblicato il 16 febbraio 2007 da Giampiero Francesca


TRADE - PREMIERE

Trade”, commercio, tratta per essere esatti. Sono infatti persone quelle che vengono comprate e vendute nel film di Marco Kreuzpaintner. Ragazze e ragazzi, bambine e bambini, provenienti dalle zone più povere del mondo per essere messe all’asta su Internet.

Il tema è certamente importante, ma quello che veniva presentato come un film duro, forte e diretto, un vero pugno allo stomaco, non risulta affatto convincente. Se l’incipit del film, il rapimento delle due protagoniste, colpisce per la veemenza delle immagini e la crudezza della messa in scena, con il passare dei minuti la tensione, emotiva e visiva, cala, scemando quasi completamente in un trito happy-end.
Lungo dunque, e a tratti didascalico, ma soprattutto troppo canonico e ripetitivo. Ogni svolta drammatica è sistemata secondo manuale, ogni cambio di ritmo ovvio. Dall’iniziale momento di tensione si sviluppano due storie parallele: da un lato i buoni, un poliziotto e il fratello di una bambina rapita, dall’altro i cattivi, i rapitori. Nel più classico degli inseguimenti a distanza si svolgono così i plot secondari. Il rapitore dall’animo buono (si fa per dire) che prega davanti alla croce, la ragazza madre in ambasce per le sorti del suo piccolo, il poliziotto che cerca la figlia scomparsa dieci anni prima rappresentano tutti topoi del genere, prevedibili e banali.

Anche dal punto di vista tecnico, la pellicola non brilla per inventiva. L’uso di una fotografia sporca, sgranata si adatta perfettamente alle scene iniziali, girate in un Messico folkloristico, ma risulta pesante, e anche meno motivata, quando l’oggetto inquadrato è una cittadina americana o, ancor meno, il New Jersey. L’estetica ricercata, una sorta di trasfigurazione fotografica delle paure e delle angosce delle rapite (e delle nostre in sala), perde d’efficacia proprio in quanto inflazionata. Che senso ha, vista in quest’ottica, l’uso di una pellicola tanto sporca nelle scene di alleggerimento, necessarie al ritmo, in cui però non appaiono nemmeno le rapite? Non certo quello di contrappunto. E’ nei momenti di massima durezza che Kreuzpaintner cerca più probabilmente quest’effetto allargando le inquadrature fino a piani lunghissimi. Il risultato tuttavia è solo un grande spot per i deserti del sud degli Stati Uniti, mentre l’attenzione e il pathos si allontanano dalla narrazione.

La chiusura poi, un doppio finale telefonato, è il completamento dell’opera. Nel secondo, una breve scena messicana dedicata al fratello della ragazza rapita, Kreuzpainter dipinge un universo in cui non esiste innocenza. Dalla parte dei buoni orami non c’è più nessuno… davvero troppo.


CAST & CREDITS

Regia: Marco Kreuzpaintner; soggetto: Peter Landesman; sceneggiatura: Jose Rivera; fotografia: Daniel Gottschalk; montaggio: Hansjorg Weissbrich; interpreti: Kevin Kline, Cesar Ramos Ceballos (Jorge), Alicja Bachleda-Curus (Weronica), Paulina Gaetan (Adriana); scenografie: Bernt Capra; costumi: Carol Oditz; produttori: Roland Emmerich, Rosilyn Heller; origine: USA 2006


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