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Tropic Thunder (Conferenza Stampa)

Pubblicato il 24 ottobre 2008 da Marco Di Cesare


Tropic Thunder (Conferenza Stampa)

Il 19 settembre si è tenuta, a Roma, la conferenza stampa per presentare il film Tropic Thunder: in sala è presente il regista e protagonista Ben Stiller che ha risposto alle domande dei giornalisti.

Dopo aver esplorato il mondo della moda, si è concentrato sui war movies, facendo saltare in aria l’arsenale retorico che spesso li caratterizza. Come è nata l’idea?

I film sulla guerra del Vietnam sono stati molto importanti nella filmografia degli ultimi trenta anni. Tropic Thunder in realtà vuole individuare l’humour che caratterizza quella realtà che gli attori si trovano ad affrontare: devono combatter nemici veri con armi finte. È stato divertente e stimolante costruire il film nel film e ricreare le scene di battaglia. Nella seconda parte, poi, in cui si affronta la realtà vera, il film nel film vive di vita propria e diventa una pellicola d’azione.

Prima di tutto complimenti. Questo film riguarda anche il cinismo di Hollywood. È così la realtà? Come è stato lavorare con Tom Cruise. Si è divertito a renderlo così brutto nel film?

È stato fantastico lavorare con Tom. Io sono un suo fan. È stata una fortuna che abbia partecipato al progetto. Ha anche collaborato molto nella creazione del personaggio: per esempio il gesticolare con le mani. L’intensità della recitazione si percepisce anche nei suoi occhi. Il ruolo che interpreta è il frutto di un processo organico, l’idea si è sviluppata e arricchita progressivamente. Io credo che gli attori non si debbano prendere troppo sul serio: l’intero cast, la troupe, hanno collaborato e contribuito a realizzare questo prodotto, valorizzandone la particolarità.

Nel film appare come un attore ’viziato’. Nella vita si concede qualche stravaganza?

Io non mi riconosco nel personaggio, perché non credo di essere viziato, non faccio richieste folli. Comunque gli attori si comportano spesso come delle ’star’ e vivono fuori dalla realtà perché sono spinti ad agire così dalle persone che non gli permettono di ’vivere’ la realtà. È importante rimanere con i piedi per terra, riuscire a vedere oltre le apparenze. Quando si è attori, quando si gira un film, c’è il rischio di vivere in un mondo proprio, ma io cerco di essere sempre molto pratico e di non estraniarmi mai dalla vita reale.

Nel film ci sono tanti film: sono stati creati per questa occasione o si tratta di progetti già pensati in passato? Vorrebbe girarli in futuro?

No, non credo proprio che succederà. Ci siamo solo divertiti, pensando a diversi generi e all’idea di quello che si è disposti a fare per essere considerati attori ’seri’ e ricevere un premio. In un mondo in cui arte e commercio s’incontrano gli attori mirano sempre a voler dare il meglio e ad essere apprezzati. Ad ogni modo Simple Jack non lo girerò.

Dietro la colonna sonora di Tropic Thunder sembra ci sia una ricerca specifica per film di guerra. Come avete scelto la musica del film?

Mi piace molto la colonna sonora di film come Full Metal Jacket, ma non volevamo utilizzare musiche che potessero ricordare i film di guerra del passato. Per questo non abbiamo voluto inserire musica già utilizzata. L’idea era anche quella di indirizzarci ed attrarre un pubblico più giovane.

È un film graffiante. Quale umorismo lo caratterizza? Come è stato accolto Tom Cruise dal pubblico? Potrebbe essere paragonato a Katzenberg?

È la prima volta che qualcuno pensa a questo paragone! Per quanto riguarda l’umorismo, c’è una visione satirica e umoristica dell’ambiente di Hollywood, ma allo stesso tempo il film vuole essere vicino al pubblico affinché gli spettatori condividano con gli attori la propria esperienza di vita e comprendano le loro emozioni. Nel film ci sono scene molto divertenti, che possono essere capite e apprezzate anche senza riferimenti o alcun tipo di background. Il film non è legato ad un solo genere, ma ne contiene diversi.

C’è un comico del passato che l’ha particolarmente influenzata? In questo film manca Owen Wilson, come mai?

Amo Steve Martin e Bill Murray, che mi piace molto in Ghostbusters. Per quanto riguarda Owen, purtroppo non gli è stato possibile collaborare a questo progetto, ma torneremo sicuramente a lavorare insieme.

Il film ironizza su alcune categorie. Si è arrabbiato qualcuno, i veterani di guerra o i diversamente abili?

No, c’è stato solo qualche piccolo problema negli Stati Uniti. L’umorismo utilizzato dagli attori è rivolto solo a loro stessi. Si prendono in giro. Downey, nel film attore australiano, interpreta un afro-americano. Il centro dell’umorismo sono gli attori.

Sono stato testimone della protesta di alcune persone diversamente abili durante il red carpet. Perché la reazione in America è stata diversa rispetto all’Europa?

Credo che in Europa ci sia un senso dell’umorismo più raffinato. Il film può forse peccare di eccessivo umorismo, ma, come ho detto, è rivolto solo agli attori e non ad altre categorie.

Mi ricollego alle polemiche. Quanto si è sentito incompreso e quale è stata la polemica più buffa?

In realtà credo che gli spettatori abbiano compreso il messaggio del film. Chi protestava probabilmente non lo aveva visto. Quando si realizza un film è normale che le persone reagiscano in maniera diversa, è la magia di un film, in ogni caso è giusto poterne discutere liberamente.

Non è la prima volta che affronta il tema dell’invidia personale, penso a Zoolander. Come mai le interessa questa tematica?

Non la vedo così, non mi concentro sempre su un solo argomento. Tropic Thunder è molto diverso da Zoolander, è un film corale. Affronta i vari aspetti della natura umana.

Alle presidenziali sostiene Obama, ma al momento c’è molta attenzione su Sarah Palin. Come la vede e che ruolo le darebbe in un film?

Forse il ruolo della cattiva? Non lo so. Io sostengo Obama e Biden perché credo che il Paese abbia bisogno di un cambiamento.

Lavorerà anche in Madagascar 2: il doppiaggio continua ad interessarla?

Sì è un’esperienza interessante, anche se non si vede il film finché non è terminato.

Non è un paradosso che, per prendere in giro il ’testosterone’ americano, abbia fatto lo stesso training? C’è stato veramente un addestramento o vi siete divertiti a giocare alla guerra?

Volevo che il film fosse il più possibile autentico. All’inizio volevo organizzare un addestramento ma Robert non poteva. Neanche Jack poteva. Allora ci siamo riuniti, anche a cena, per sentirci un’unità di combattimento!

Cosa sa del cinema italiano? Conosce qualche attore o regista: Muccino, Benigni? Vorrebbe partecipare ad un progetto qui in Italia o collaborare con qualche italiano?

Gabriele Muccino? Sì l’ho incontrato. Mi piace molto l’Italia. Quanto a Benigni, lo adoro sia come attore, sia come regista. Sarebbe bello collaborare con il vostro cinema.

Negli ultimi film ha interpretato molti ruoli brillanti. Le piacerebbe anche qualche ruolo drammatico, come in Permanent Midnight?

Sì certo. Sono interessato a ruoli di diverso tipo, così come a generi differenti. Chissà se riceverò l’Oscar…non è facile, anche se ci si impegna.

Cosa è stato più difficile, sia come attore sia come regista? È stato pericoloso trovarsi nel bel mezzo di una battaglia, vera o finta che sia? Quanto tempo ci è voluto per girarla?

Per la scena di apertura abbiamo impiegato tre settimane e mezzo, l’abbiamo preparata a lungo, pensata nei dettagli, avevamo un limite temporale. Il ruolo di regista e attore è stato complicato: bisogna far andare avanti la troupe, dare indicazioni agli attori e proseguire con la recitazione. E poi non potevo gesticolare perché avevo un problema con le mani!


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