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Tutto parla di te

Pubblicato il 11 aprile 2013 da Edoardo Zaccagnini
VOTO:


Tutto parla di te

Indicare e mostrare il buio nel posto in cui tutti dicono si trovi tanta luce. Accostare la maternità al dolore, attaccare di nuovo il tabù, come già aveva fatto un’altra regista nostra poco più di un anno fa: Cristina Comencini, che a Venezia 2011 si era presa più fischi di quanti ne meritasse il suo film, e meno consensi di quanti gliene spettassero. Quando la notte era coraggioso nel tema e meno brutto di quello che si è andato scrivendo. Dell’essere madre raccontava la fatica, il complicato e doloroso che non si può e deve dire, ma che invece può esistere, come conferma Alina Marazzi col suo nuovo film, di osservazione, inchiesta e finzione per la prima volta, ma solo fino a un certo punto, perchè il lungo addio al documentario passa per quest’opera prima (?) ibirida e contaminata, decisamente a suo agio lungo il confine fertile su cui vive quel nuovo, e più interessante cinema italiano giovane che c’è. Tutto parla di te è un film di donne e di mamme a volte senza gioia, alcune vere, altre tutte inventate, altre ancora tirate fuori per un attimo dal loro passato lontano, dalla loro vita silenziosa e sola, attraverso una foto che regala per un attimo la poesia della maternità, ma anche il mistero di donne che non hanno potuto confidarsi e liberarsi, prigioniere di un tempo e di una cultura a cui non si poteva dire molto. Un bianco e nero lontano, dolce che si dissolve subito, per tornare ad una prosa dura e cupa, che solo nel finale si scioglie del tutto e illumina finalmente di sole una madre e il suo bambino. Lo sforzo generale della regista, faticoso anche per lo spettatore, serve e far luce sulla problematicià del mettere al mondo nuova vita. C’è il desiderio di rimuovere una visione parziale delle cose, per ripartire da una verità meno affabulata e più realistica, dalla quale costruire un nuovo adulto e più sano. Tutte le donne del film portano qui, ognuna con la sua delicatezza e sofferenza, con la vita difficile eppure bella che hanno dentro. Alina le racconta col solito amore che ha per tutte, parlando sempre ed anche un pò di lei, donna e madre. E’ difficile parlare male di un’opera che tocca un tema così delicato, e che per giunta lo fa con accortezza, serietà e buona fede. Il film obbliga al rispetto assoluto anche se il suo passo è a volte esageratamente lento e i diversi sentieri narrativi non sempre si amalgamano. Talvolta addrittura se ne vanno fino a perdersi nella nebbia. Per fortuna nel finale tutto si riapre e il film ritrova il suo corpo, con lo spettatore che finalmente può coglierne bene tutto il suo senso.


CAST & CREDITS

Regia: Alina Marazzi; sceneggiatura: Alina Marazzi, Dario Zonta Daniela Persico; fotografia : Mario Masini; montaggio: Ilaria Fraioli; interpreti: Charlotte Rampling, Pauline Elena Radonicich, Valerio Binasco, Maria Grazia Mandruzzato, Produzione: Gianfilippo Pedote, Francesco Virga per Mir cinematografica, Ventura Film in collaborazione con Rai cinema, rsi radio televisione svizzera; distribuzione: Bim


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