Un boss in salotto

Si allunga la strada della nuova commedia italiana, e si chiarisce sempre meglio il suo profilo. Il nuovo ramo va pian piano definendosi, e il cerchio si stringe. In epoca di globalizzazione, l’America diventa più vicina dell’Italia, e se i riferimenti spaziano in giro per il mondo piccolo di oggi, la vecchia e grande scuola italiana non interessa all’ultima generazione di registi, perché le stesse cose si possono raccontare in maniera più leggera e divertente rispetto all’amarezza del nostro passato glorioso. Una formula che forse produce ancora bei film ma in sala c’è il rischio che funzioni meno. Già solo certi titoli recenti, Indovina chi viene a Natale di Fausto Brizzi, e lo stesso Un boss in salotto, strizzano l’occhio al cinema americano, sono quasi citazioni di film d’oltreoceano, di ieri e di oggi. Poi dentro, per fortuna, si può lo stesso raccontare l’Italia, e il film di Luca Miniero lo fa, parlando con un linguaggio adatto ai nostri tempi, e soprattutto al nostro grandissimo pubblico, di un paese molto provinciale e mal messo, legato ancora a vecchi e insopportabili schemi. Ecco, è forse in questo cortocircuito di forma esterofila e contenuti di casa nostra, la positiva novità colta da buona parte della critica durante la proiezione stampa di Un boss in salotto. Il punto però è sempre lo stesso, che le grandi commedie si fanno coi personaggi che sanno di vita, e il film di Miniero, pieno di vivacità e dotato di buon gusto, i personaggi sporchi di verità non ce li ha. Ha delle deliziose macchiette, figure accattivanti e gustose che rinnovano certi stereotipi e insaporiscono non poco la narrazione. Detto ciò, Un boss in salotto non è privo di contenuti, come invece accade nel classico cine-panettone, anche se di questo Miniero copia gli appigli del cinema comico, per fortuna in dosi ben diverse. Dei temi minieriani, chiamiamoli così, ci sono gli inossidabili localismi italici già usati nel precedente dittico, quello dei Benvenuti al Sud e al Nord, e ancora prima nel geniale Incantesimo napoletano, ovvero il simpatico conflitto tra i due estremi culturali del nostro Paese. Insomma, Un boss in salotto fa i suoi calcoli per resistere nel carnaio natalizio, per provare a vincere "la battaglia delle feste", sempre più dura, con tanto, troppo altro cinema in campo, spietato, pronto a tutto pur di vincere. Miniero entra in pista il 1 gennaio, con le sue armi, e tra queste non mancano sprazzi di benvenuta intelligenza. "Il film potremmo definirlo una cine-pastiera" ha detto il regista, dove il conflitto tra Nord e Sud rimane sullo sfondo di una satira sull’Italia intera, unita nella difettosa struttura mentale, più di quanto si voglia credere: quella cultura della paura e dell’inciucio mescolati che fanno tanto male nella vita e che nel film consentono l’ascesa di un fantomatico boss tra le villette per bene del Nord Italia verde ed ordinato. Quel boss è Rocco Papaleo, colorito e rozzo, definito in conferenza stampa "portatore sano di canotta". Un boss in salotto è lui, e attorno al suo buffo comportamento da meridionale doc, il film racconta di una donna del Sud (Paola Cortellesi) che si è trasferita in un Nord Italia imprecisato, organizzato e in ordine, dove ha nascosto bene bene le sue origini campane. Vuole somigliare all’Italia capitalista e arrogante dei padroni, dei soliti immortali palazzinari d’Italia popolarissimi nella storia del cinema italiano. C’è un cumenda del Nord (che è il solito ignorante arricchito) e c’è sua moglie snob (Angela Finocchiaro) che se la tira e tratta gli altri come inferiori. La donnetta campana le sbava dietro, e lo stesso fa il suo marito zerbino (Luca Argentero) col riccone che è anche il suo capo. Tutto sembra scorrere nella quotidiana follia fino a che il fratello della donna (Rocco Papaleo, il boss) decide di scontare al Nord, in casa della sorella, i suoi arresti domiciliari. L’uomo in canotta, inguardabili tute e pesanti "capezze", è accusato di essere un camorrista e quando la tivù rende pubblica la cosa, tutti iniziano a portare rispetto alla sbandata famiglia clandestinamente meridionale, un po’ per timore, un po’ perché con la camorra si possono fare affari. Un Boss in salotto torna sul tema delle due "Italie" che si incontrano e fanno scintille. Sembra esserci meno favola, però: stavolta il presente grigio entra nella vicenda e fa sentire di più la bruttezza. O volimmece bene non ce la fa a spuntare come una bella giornata di sole meridionale, la presa di coscienza finale, seppur sempre dentro un film leggero e commercialissimo, è piuttosto amarognola. "Posso capire che disturbi il fatto che il finale del film dica che la salvezza è nel privato, nella famiglia", ha aggiunto Miniero, ma se questo può apparire come un messaggio conservatore, è interessante il discorso su una famiglia che capisce di non farcela più a sopportare gli schemi di una società che ti giudica solo per i vantaggi che gli puoi procurare o che ti tiene buono solo per i danni che gli puoi procurare. E’ un presente senza amore, di egoismo condiviso, fatto di merci e di potere. Il finale del film ricorda un’altra commedia italiana recente, quella di Giovanni Veronesi, L’ultima ruota del carro, molto più legata alla tradizione nostrana, anche se lo stesso attenta agli aspetti commerciali. Entrambi i finali parlano di un equilibrio e di una serenità possibili da raggiungere solo puntando sui rapporti umani sani, prescindendo da alcuni disumani diktat promossi fino allo sfinimento dalla nostra società. Colpisce questo aspetto nel cinema popolare, è forse il segno di una presa di coscienza collettiva? Un dolore ormai storico di cui si intuisce bene l’origine? E che persino il cinema più legato al botteghino sente di poter affrontare? Chissà?
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Regia e sceneggiatura: Luca Miniero; Fotografia: Federico Angelucci; Montaggio: Valentina Mariani; Interpreti: Paola Cortellesi, Rocco Papaleo, Luca Argentero, Angela Finocchiaro, Ale, Lavinia De’ Cocci, Saul Nanni, Marco Marzocca, Massimo De Lorenzo, Produzione: RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI, MARCO CHIMENZ PER CATTLEYA IN COLLABORAZIONE CON WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA; Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES
