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Un Boss in salotto, raccontato da Luca Miniero

Pubblicato il 1 gennaio 2014 da Edoardo Zaccagnini


Un Boss in salotto, raccontato da Luca Miniero

La nuova commedia italiana mostra sempre meglio il suo profilo. In epoca di globalizzazione, l’America diventa sempre più vicina, e la vecchia scuola italiana pare non interessare troppo all’ultima generazione. Già solo certi titoli recenti, Indovina chi viene a Natale di Fausto Brizzi, e lo stesso Un boss in salotto, sono quasi citazioni di cinema americano. Poi dentro si può lo stesso raccontare l’Italia, e il film di Luca Miniero lo fa, con figure accattivanti e un film che si discosta dal cinepanettone perché denso di contenuti, anche se poi sfrutta certi appigli del cinema comico, vedi le gag fisiche, per fortuna in dosi ben diverse rispetto al cinema natalizio a cui siamo stati abituati negli anni. In conferenza stampa il regista ha parlato un po’ del film.

Miniero: Quel tipo di scene, la gag del gatto, per esempio, si trovano anche nelle commedie americane, e a me non dispiacciono. Detto ciò, io faccio commedie popolari, e la commedia popolare può appoggiarsi a qualche risata in più, anche se ad alcuni può sembrare di maniera, ma pazienza. In Un boss in salotto, tuttavia, non c’è solo questo tipo di comicità, comunque.

Nel film tornano i temi già incontrati nei precedenti Benvenuti al Sud e al Nord, ovvero il conflitto tra i due estremi culturali del nostro Paese.

Miniero: Il film potremmo definirlo una cine-pastiera, ma penso che in Un boss in salotto il conflitto tra Nord e Sud rimanga piuttosto sullo sfondo. Purtroppo credo che in questo film, i vizi e i difetti del Sud vengano estesi anche al Nord. Quindi, in qualche modo, c’è un’unità di difetti che è poi quella che consente l’ascesa di questo fantomatico boss.

E’ un film sull’Italia, quindi?

Miniero: Direi che nel film viene presa di mira una certa accondiscendenza della società del Nord, e il fatto che molti meridionali rinneghino le proprie origini. Questa cosa, purtroppo, capita spesso. Esistono quelli che, come la protagonista, si chiamano Carmela ma si fanno chiamare Cristina. Oppure quelli che fanno in modo che la pastiera in casa loro non entri. Ci sono molti meridionali che al Nord perdono la propria identità, che la nascondono, la rinnegano. Un boss in salotto è invece un film sulle proprie origini e sulla loro importanza. Rocco Papaleo e Paola Cortellesi, con i loro personaggi, rappresentano tutto il Sud: il dialetto usato da Rocco non è solo napoletano, ma è un campano meridionale in generale, così come gli altri dialetti usati. La stessa provenienza del "Boss" è di un paesino della Campania, e non di Napoli città. Tutto questo per allargare un po’ il discorso.

Un Boss in salotto torna sul tema delle due "Italie" che si incontrano e fanno scintille. Sembra esserci meno favola, però, stavolta, il presente grigio si fa sentire di più

Miniero: Io credo che la commedia in Italia debba confrontarsi con le realtà locali, perché l’Italia offre spunti in tal senso molto interessanti. A me non piacciono le cose molto globalizzate. Si, nel film ci sono sempre il Nord e il Sud, ma qui si parla delle proprie origini e questo è discorso serio che però crea anche molte situazioni comiche all’interno del film.

Il volimmece bene non ce la fa a spuntare come una bella giornata di sole meridionale, la presa di coscienza finale è piuttosto amarognola...

Miniero: Posso capire che disturbi il fatto che il finale del film dica che la salvezza è nel privato, nella famiglia. Se vogliamo è un messaggio conservatore, ma mi interessava raccontare questa famiglia che non ce la fa più, che si ribella agli schemi di una società che ti giudica solo per i vantaggi che gli puoi procurare. Era questo il finale che mi interessava. Un finale, per altro, nato all’inizio del film. Mi interessava questa caduta dopo una assurda ascesa, un’ascesa e una caduta entrambe non per merito, entrambe molto italiane.

Il film conta su un gruppo molto valido di attori...

Luca Miniero: Ogni regista fa il film che sente, anche quando, come me, fa un cinema popolare e commerciale. Io però credo che il 90% di questo film sia il suo cast, perché penso che sia un cast originale e che sia in grado di comunicare anche con un pubblico che non sia necessariamente quello del giorno di Natale, ma un pubblico più ampio. E quando parlo di grande cast non mi riferisco solo ai protagonisti: Paola Cortellesi, Luca Argentero, Rocco Papaleo, Angela Finocchiaro ed Ale (di Ale e Franz), ma anche Marco Marzocca e agli altri attori nei ruoli più piccoli, ben compresi i due ragazzi.


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