X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Un gelido inverno

Pubblicato il 18 febbraio 2011 da Giovanna Branca


Un gelido inverno

In uno sperduto paesino del Missouri, fatto di rare baracche disseminate tra le colline, la diciassettenne Ree Dolly deve assolutamente trovare il padre, uno spacciatore che ha pagato la cauzione per uscire dalla galera impegnando la sua casa. In quella casa vivono Ree coi fratellini più piccoli e una madre ormai incapace di intendere e di volere: se verranno cacciati non avranno più un posto dove andare. La ricerca della protagonista è una lotta contro il muro di omertà eretto dal suo pseudo clan familiare di malviventi, che si rifiutano di dare qualsiasi informazione su dove si trovi Jessup, il padre latitante.
Winter’s Bone, l’opera seconda di Debra Granik, arriva in sala dopo essere passato in concorso al Torino Film Festival dopo aver vinto il premio della giuria al Sundance, oltre ad aver ricevuto alcuni premi collaterali a Berlino. L’attesa è dunque alta, ma questo film conferma le aspettative più rosee: la durissima ricerca della giovane protagonista è resa in maniera magistrale, senza mai incappare in facili sentimentalismi, con uno stile registico asciutto e raffinato, con momenti di grandissimo cinema. La Granik fa un affresco di un mondo fuori dal mondo, un universo parallelo retto da regole completamente diverse da quelle che vigono nella civiltà secondo la sua accezione comune. Pur situato nel cuore dell’America contemporanea, il luogo dell’azione di Winter’s Bone – che assurge anche al ruolo di personaggio vero e proprio - ricorda i paesini del selvaggio “old West”. Non nella geografia, dato che ci troviamo di fronte ad un paesaggio affollato da boschi secolari, né sicuramente per il clima, perché vige un freddo intenso. E’ proprio la dimensione al di fuori della legge a richiamare alla mente il selvaggio West, e anche la figura dell’eroe solitario che persegue intrepidamente la sua missione. Solo che in questo caso l’eroe è una donna – una ragazzina neanche maggiorenne – che sfida un mondo arcaico retto dagli uomini, in cui però curiosamente agiscono in senso stretto solo le donne. La legge maschile infatti è solo nominale: incombe il dominio del capobranco, ma a compiere le azioni decisive – nel bene o nel male – sono le donne del clan familiare.
Da questo atroce universo parallelo non c’è possibile evasione finale, nessun protendersi verso un mondo diverso e magari più “umano”. L’unica traccia minima di grazia redentrice è affidata ad un’eroina “sui generis” che – pur accettando le leggi che regolano il suo mondo – persegue il suo scopo con la determinazione incrollabile fornitale dai suoi affetti familiari. Le sue vicissitudini sono restituite con grande realismo, ma assumono una dimensione da tragedia “classica” per la profondità dell’osservazione e per la maestria nel lasciar emergere quei pochi – ma in fondo tenacemente resistenti – sentimenti umani che sopravvivono anche alla corruzione di ogni valore morale.


CAST & CREDITS

(Winter’s Bone); Regia: Debra Granik ; sceneggiatura: Debra Granik, Anne Rosellini; fotografia:Micheal McDonough ; montaggio:Affonso Gonçalves ; musica:Dickon Hinchcliffe ; scenografia: Mark White ; interpreti: Jennifer Lawrence (Ree), John Hawkes (Teardrop), Kevin Breznahan (Little Arthur), Dale Dickey (Merab); produzione: Anonymous Content ; origine: Stati Uniti; durata: 100’.


Enregistrer au format PDF