Un virus dans la ville - Torino Film Festival 2008 - Internazionale.doc

L’arte, e l’architettura in particolare, deve essere come un virus. Un virus positivo, in grado di infettare e contagiare le persone che ne vengono a contatto. Una realtà dormiente, in uno stato di veglia quiete, pronta, proprio come il parassita, a risvegliarsi e ad imporre la propria presenza. E’ questa la concezione di arte dell’architetto franco-israeliano Absalon, la visione del mondo rappresentata da Cédric Venail in Un virus dans la ville.
Le cellule di Absalon, le particelle che compongono l’opera dell’artista, sono piccolissime unità abitative progettate in sei diversi modelli da costruire in altrettante città del globo. Parigi, Tel Aviv, Zurigo, Franoforte, New York e Tokio, sei città, sei atmosfere, sei paesaggi, sei stili di vita, sei cellule abitative. Progettate con il massimo razionalismo possibilie, a misura dello stesso Absolon, le case, delle dimensioni di pochi metri quadri, avrebbero dovuto rappresentare un’anonima anomalia, un lampo di caos nell’ordine architettonico dei vari paesaggi urbani. Il sogno di Absalon era quello di poter vivere in queste sei unità, provarle sul campo e diffondere così il suon buon virus. Curate nei minimi dettagli, con un’attenzione maniacale al risparmio di spazi (attarvesro un sistema di utilizzi multipli delle stesse aree, un letto/armadio o una doccia/bagno), rifinite all’esterno come cellule aliene, interamente bianche e dalle forme sinuose e tondeggianti, le cellule avrebbero sicuramente rappresentato un elemento di rottura, di silenziosa presenza nella quotidianità delle città ospitanti.
La morte di Absalon ha però impedito che tutto questo avvenisse. Con la sua scomparsa i suoi progetti, le sue installazioni (due delle quali erano ormai in fase molto avanzata) sono state abbandonate. Il suo virus, utile solo se diffuso nell’ambiente, è stato rinchiuso nei musei dove, come mostra lo stesso Cédric Venail, la sua efficacia diviene nulla. Un virus dans la ville diviene dunque, sempre per ammissione del regista, un film di fantasmi, di presenze/assenze. Presenze/assenze come quelle di Absalon o come quella delle sue cellule che, nella mente del regista, appaiono nei panorami che avrebbero dovuto occupare e negli occhi di chi lì le avrebbe viste. Un virus maligno ha portato via Absalon, cancellando con lui anche la forza del suo buon virus.
Giampiero Francesca
(Un virus dans la ville); Regia, soggetto, sceneggiatura e montaggio: Cédric Venail; fotografia: Simon Beaufils, Laurent Desmet; interpreti: Absalon, Mireille Roussel, Cédric Venail; produzione:atopic&huckleberry films; origine: Francia, Israele, Marocco, 2008; durata: 80’
