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UNA TOP MODEL NEL MIO LETTO

Pubblicato il 12 maggio 2006 da Marco Di Cesare


UNA TOP MODEL NEL MIO LETTO

I distributori italiani hanno voluto affibbiare un titolo orripilante ad un’opera comunque pregevole di uno più importanti autori di commedie nel panorama cinematografico. La Doublure (“Il sostituto”) è diventato Una top model nel mio letto, che non può non rammentare al pubblico italiano titoli (questi sì ben più fantasiosi!) della nostra commediaccia anni ’70, o dell’odierna comicità demenziale americana. Non è che nel film di Veber non vi sia una top model che finisca nel letto di un uomo molto fortunato, ma è vero che il film verte più sulla sempiterna differenza che corre tra l’essere e l’apparire, sulla massima homo homini lupus, con in più lo sberleffo tipico di Veber nei confronti della società con le sue regole e gerarchie e, in questo caso particolare, dell’amoralità che domina l’alta borghesia francese. E da sempre sinonimo di sberleffo è il Carnevale: un breve periodo in cui il nostro globo gira al contrario e dove il povero può sostituirsi al ricco per farne le veci.
Pierre Levasseur (Daniel Auteuil) è il presidente di un importante gruppo industriale che, però, appartiene alla famiglia di sua moglie (Kristin Scott Thomas). Pierre da due anni ha un rapporto clandestino con la top model Eléna (Alice Taglioni) alla quale da tempo ha promesso che divorzierà dalla legittima consorte. Un giorno i due vengono sorpresi da un paparazzo a battibeccare per strada. “Fortuna” vuole che nell’inquadratura entri per caso un tale François Pignon (Gad Elmaleh), un tipo qualunque che in quel momento è completamente disperato, perché la donna che ama fin dai tempi della scuola materna, Emilie (Virginie Ledoyen), ha rifiutato di sposarlo. Levasseur, su idea del suo avvocato (Richard Berry), realizza una messinscena con la quale vuol far credere che Eléna stia con Pignon. Per cui paga entrambi perché vivano insieme per pochi giorni, nella modestissima casa di lui, e perché si facciano vedere sempre insieme, soprattutto nei luoghi del jet set, affinché diventino prede per i paparazzi.
François Pignon è un personaggio ricorrente nella filmografia di Veber. Rappresenta un ben determinato carattere sociale e una maschera cinematografica: l’uomo qualunque, triste e banale come compagnia, poco attraente, vilipeso dal destino, ma buono d’animo fino all’inverosimile. Un personaggio chapliniano che, in questo film, attraverso le sembianze volutamente inespressive di Gad Elmaleh, sembra ispirarsi anche a Buster Keaton: un volto immobile nonostante il putiferio che si scatena intorno a lui e che sta sconvolgendo la sua vita, senza, però, che lui si accorga di trovarsi al centro di un intrigo. Da ciò traspare una inadeguatezza e una lontananza dei tanti Pignon dal mondo circostante. Quello interpretato da Gad Elmaleh lavora come posteggiatore delle auto dei ricchi clienti di un ristorante con vista sulla Torre Eiffel. E anche Eléna appare come un oggetto di lusso sistemato di fronte agli occhi di François, che lui, però, non potrà mai avere per sé.
Anche Daniel Auteuil è stato un François Pignon, precisamente come protagonista de L’apparenza inganna. Interessante vederlo ora nei panni di un uomo cinico, ma allo stesso tempo debole, che sfrutta la sua posizione sociale per prevaricare il Pignon di turno. E uno dei pregi maggiori di Veber è da tempo quello di saper riunire i migliori attori di Francia all’interno di un’unica opera, distribuendo bene le parti come un abile capocomico.
Il ritmo dato dai perfetti tempi comici è il maggior pregio dei film di Veber, che lo sanno rendere facilmente riconoscibile all’interno della tradizione della commedia francese, tanto di poter parlare di un tocco alla Veber che consiste in un tratto leggero e parodistico sui mali della società francese.
Probabilmente se i nostri conterranei che si dilettano nella difficile arte del far ridere, traessero maggiore esempio da certo cinema straniero, potrebbero realizzare opere più convincenti, perché almeno più aderenti a un dato di realtà. Certi nostri autori troppo spesso dimenticano come la commedia, seppur leggera, possa essere un’arma comunque affilata per sbeffeggiare la società.
Una top model nel mio letto è sì una fiaba inverosimile, ma essa può scatenare in noi continui rimandi all’ attualità: il ritorno di una società d’ancien régime divisa per ceti, dove non esiste mobilità sociale, oppure la Francia dei recenti scandali politico-finanziari. Ma chiunque di noi può ben capire come la disonestà non sia un vizio solamente francese.

Conferenza stampa

(La Doublure) Regia, soggetto e sceneggiatura: Francis Veber; fotografia: Robert Fraisse; montaggio: Georges Klotz; musica: Alexandre Desplat; scenografia: Dominique André; costumi: Jacqueline Bouchard; interpreti: Gad Elmaleh (François Pignon), Alice Taglioni (Eléna), Daniel Auteuil (Levasseur), Kristin Scott Thomas (Christine), Richard Berry (avvocato Foix), Virginie Ledoyen (Emilie), Richard (Dany Boon); produzione: Gaumont, Kairós, EFVE, TF1 films production, Artemis, Sofica Sogecinema 4, Banque Populaire Images 6, Canal+ e Cinecinema; distribuzione: Medusa; origine: Francia e Italia 2005; durata: 85’; web info: sito ufficiale.

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