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Van Diemen’s Land - TFF 2009 - Concorso

Pubblicato il 15 novembre 2009 da Salvatore Salviano Miceli


Van Diemen's Land - TFF 2009 - Concorso

Una natura aperta, sconfinata, tanto potente quanto crudele ed inestricabile. Persi, tra le foreste della Tasmania, otto prigionieri tentano la fuga dalla colonia penale britannica nell’anno 1822. Ma la prigionia che li aspetta si rivelerà ancora peggiore. Quella terra sconfinata inghiottirà i fuggiaschi mostrando loro i confini, a volte terribili, della lotta per la sopravvivenza.
Jonathan auf der Heide porta sullo schermo una storia realmente accaduta, spaccato di un terribile passato coloniale dell’Australia. Il progetto parte da lontano. Il regista, infatti, si laurea alla VCA di Melbourne proprio con un cortometraggio incentrato sulla figura di Alexander Pierce (uno dei carcerati) con l’obiettivo di realizzare il suo primo lungometraggio sul medesimo soggetto.
C’è un po’ di Malick (e non potrebbe essere altrimenti quando si parla di natura matrigna e crudele), nella sospensione del ritmo, nella pregevole fotografia dei luoghi e dello spazio fisico e mentale. L’assenza di velocità si sposa, poi, con una violenza cruda, assolutamente attaccata ai principi del realismo, brutta da osservare ma, proprio per questo, assai più vicina al dato oggettivo. In certi passaggi viene in mente anche Valhalla Rising, ultima pellicola (passata in concorso a Venezia) di Nicolas Winding Refn, autore a cui il Torino Film Festival quest’anno dedica una retrospettiva. Si ha la stessa impressione di assistere ad una violenza ancestrale, unico strumento di cui l’uomo può servirsi per non soccombere.
I personaggi, tutti ben delineati ed approfonditi da dettagli quasi invisibili eppure fondamentali per la caratterizzazione dei tratti psicologici, iniziano da subito (avvenuta la fuga) ad intuire che una forza più grande di loro spinge per dividerli e condannarli ad un antagonismo che non può che rivelarsi fatale. Sono la terra, l’acqua, il fango, il vento. È, come accennato, la forza ingovernabile di una natura contro cui è impossibile combattere. Il racconto si popola ben presto di fantasmi, di ansie e di una morte che lenta inizia a colpire. Si avverte la partecipazione del regista, l’interesse nutrito sin dagli anni giovanili per il progetto. È, anche per questo, una nota di merito la sobrietà della messa in scena, il giusto equilibrio tra tutte le componenti della narrazione.
Van Diemen’s Land (nome dell’epoca della Tasmania) si offre con sfrontato orgoglio agli spettatori. Non è di facile visione proprio perché rifiuta elementi, quali l’azione ed una maggiore rapidità, che potrebbero rendere il racconto di più immediata e facile partecipazione. Resta un’opera interessante per lo stile e per la ricostruzione storica, certo imperfetta nei suoi insistiti attimi di sospensione, ma che lascia intravedere una regia che, pur bisognosa forse di maturazione, mette in mostra un percorso stilistico già molto bene avviato. Un film girato in pellicola, magari un po’ troppo classico nella sua impaginazione visiva, ma non deludente.


CAST & CREDITS

(Van Diemen’s Land) Regia: Jonathan auf der Heide; sceneggiatura: Jonathan auf der Heide, Oscar Redding; fotografia: Ellery Ryan; montaggio: Cindy Clarkson; scenografia, costumi: Leanne Caruana; interpreti: Thomas Wright (Thomas Bodenham), Arthur Angel (Robert Greenhill), Oscar Redding (Alexander Pierce), Paul Ashcroft (Matthew Travers); produzione: Noise & Light Film; distribuzione: Bavaria Film International; origine: Australia; durata: ‘104;


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