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Ballata dell’odio e dell’amore

Pubblicato il 8 novembre 2012 da Nicola Lazzerotti
VOTO:


Ballata dell'odio e dell'amore

Álex de la Iglesia mostra ancora una volta una completa coerenza con se stesso e con il suo modo di intendere il cinema. Questo suo ultimo lavoro, Balada Triste de Trompeta, va però oltre, superando le sue ‘canoniche’ barriere del grottesco per sconfinare in un affresco surrealista e parossistico.

Durante la guerra civile spagnola, il bambino Javier assiste inerme all’arresto, alla prigionia e alla morte del padre, un pagliaccio reclutato nelle milizie del popolo durante la rivolta. Da adulto Javier prosegue la tradizione di famiglia e anche lui diviene un pagliaccio, e specificatamente un pagliaccio ‘triste’, quello che per far ridere subisce tutte le angherie dagli altri pagliacci. Nel circo Javier fa la conoscenza della bella e sensuale acrobata, Natalia, che a sua volta è la compagna del pagliaccio ‘felice’, il violento e aggressivo Sergio, antagonista nello spettacolo circense di Javier.

Un film di dicotomie, tutto è doppio e inesorabilmente diviso in opposti, a partire dai due pagliacci, espressione dirette dell’animo umano e al contempo manifestazioni di emozioni complesse che scaturiscono nella esagerazione della violenza portata alla estreme conseguenze. Doppio è anche il carattere della protagonista, un’autentica femme fatale, che subisce il fascino dei due antagonisti, alimentando le loro passioni e la loro gelosia, in un eros a tratti diabolico e al contempo folle. Un’altra dicotomia è lo sfondo in cui si articola la vicenda: da una parte il drammatico momento storico, dall’altra il gioioso mondo del circo, fatto da personaggi solidali e complici della vicenda, in contrapposizione all’ideologia franchista, violenta, aggressiva e autoritaria. Queste posizioni estreme non possono che far germogliare in Javier il seme della violenza.
Se nei precedenti lavori di de la Iglesia l’elemento del cinismo era già presente, in questo Balada Triste de Trompeta tale posizione morale e tale visione del mondo viene portata alle estreme conseguenze. In una esagerazione freddamente nichilista che stride quasi nell’idea canonica di melodramma storico, annullando ogni possibilità di gioia. L’autore fa i conti, amari e drammatici, con la storia, la vita e la passione, attento però a non sforare mai nella farsa e mantenendo sempre un certo senso di sconforto, portando avanti intelligentemente il film con intuizioni di regia e di scrittura brillanti. Soprattutto nella rappresentazione mai banale di quelle emozioni interiori, mostrate con attenzione e credibilità in una modalità articolata che trasuda una sconfinata emozione. Bravi gli interpreti, su tutti la bellissima Carolina Bang, sensuale e dolce, provocante e angelica, comunque brava.


CAST & CREDITS

(id.); Regia: Álex de la Iglesia; sceneggiatura: Álex de la Iglesia; fotografia: Kiko de la Rica; montaggio: Alejandro Lázaro ; musica: Roque Baños; interpreti: Carlos Areces (Javier), Carolina Bang (Natalia), Antonio de la Torre (Sergio); produzione: Motion Investment Group; distribuzione: Magnolia Pictures ; origine: Spagna, Francia, 2010; durata: 107’


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