Venezia 67 - Detective Dee and the Mistery of Phantom Flame - Concorso

Un’enorme città proibita, palazzi sfarzosi e colorati, vicoli e stradine, tutti dominati da una possente statua del Buddha, la cui ombra ammanta la vita della corte. E’ in questa ambientazione che Tsui Hark, maestro del wuxiapian, ambienta Di Rehjie Tongtian diguo (Detective Dee and the Mistery of Phantom Flame), una detective story con cappa e spada che fa proprio del rapporto buio/luce, giorno/notte la sua chiava di volta. E’ infatti proprio dietro questa dicotomia che si nasconde il segreto dei Phantom Flame, corpi che sembrano bruciare spontaneamente travolti da una maledizione. Il mistero che dà il la alla narrazione, che scatena l’intricato racconto, non ha però nessun sottotesto, nessun significato nascosto. La pellicola di Tsui Hark è infatti un puro e semplice intrattenimento. Buio e luce, spesso utlizzate come banale metafora, altro non sono che un efficace strumento per tessere la ragantela di misteri e risoluzioni del detective Dee. Come ogni buona decective story anche Di Rehjie Tongtian diguo è infatti costellata di segreti e soluzioni, di doppi giochi, tranelli, tracce e indizi. Tsui Hark affianca ai topoi classici del wuxiapian una struttura da film giallo, lasciando che, fra set in e pay off, sia lo spettatore a trovare la strada verso la verità. Fra salti impossibili e colpi segreti, fendenti di spada e pugnali voltani Tsui Hark costruisce la sua ennesima, splendida coreografia. Lungo il perscorso verso la verità della detective story non potevano infatti mancare i prestesti per scontri e duelli, vero motore della narrazione. Nelle grotte della Città Nera o fra gli sfarzosi viali del palazzo le forze del bene, oneste e rette come tradizione vuole, si scontrano con l’esercito del male, in un confronto manicheo che è da sempre alle fondamenta del genere. L’eroe, pronto ovviamente a sacrificare anche se stesso, brandendo la sua straordinaria spada (ogni buon wuxiapian ha una sua straordinaria spada) difenderà i giusti valori ed ideali che lo governano davanti alle ignominie di un potere depravato. Lealtà, fedeltà, amicizia, onore sono infatti i principi regi, per i quali si deve combattere. Non importa quali torti si sono subiti, quali sopraffazioni sopportate, ciò che conta è che l’equilibrio torni a regnare e che il Bene trionfi sul Male. Non c’è alcuna profondità di analisi dunque, nessun significato recondito, nessuna seconda chiave di lettura. Come in un’elementare favola per bambini, sul campo di Tsui Hark, si affrontano il Bene e il Male, senza altre connotazioni. Una semplificazione necessaria e funzionale ad un film che deve distrarre e divertire. Un enorme videogioco colorato di rossi e blu così intensi da risultare irreali, che, proprio perché ricco di combattimenti e duelli, centra l’obiettivo che si era preposto. E’ probabile che non si passi neanche un secondo a riflettere davanti alle immagini di Di Rehjie Tongtian diguo, ma si passano certamente due ore di sano e corroborante divertimento.
(Di Rehjie Tongtian diguo) Regia: Tsui Hark; Sceneggiatura: Kuo-fu Chen; fotografia: Chi Ying Chan; interpreti: Andy Lau, Tony Leung Ka Fai, Bingbing Li, Carina Lau, Jean-Michel Casanova ; produzione: Huayi Brothersm, Film Workshop; origine: Hong Kong, Cina; durata: 122’.
