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Venezia 67 - El Sicario Room164 - Orizzonti

Pubblicato il 7 settembre 2010 da Giovanna Branca


Venezia 67 - El Sicario Room164 - Orizzonti

E’ un’impresa quasi impossibile girare un film su una persona che racconta la sua vita, chiusa in una stanza e col volto coperto. Questa l’ambizione di El Sicario Room 164, documentario di Gianfranco Rosi tratto da un reportage realizzato da Charles Bowden (anche produttore e co-sceneggiatore) per la rivista americana Harpers l’anno scorso. Ma in questo caso, è la storia in sé che fa il cinema. Attraverso le parole del sicario del titolo ripercorriamo i vent’anni della sua vita trascorsi al servizio di un cartello della droga messicano. Raccontando, l’uomo su cui pende una taglia di 250.000 dollari si aiuta disegnando e scrivendo su un quaderno. Ogni tanto la macchina da presa abbandona la stanza d’albergo in cui avviene l’intervista per restituire delle panoramiche della città circostante. Siamo a El Paso, Texas, città gemella di Ciudad Juarez in Messico: ad oggi la città più violenta e pericolosa al mondo.
Il Sicario pentito scovato da Charles Bowden si racconta fin dagli anni della scuola, anni in cui viene reclutato per fare il corriere della droga al di là del confine. In seguito il cartello pagherà per farlo entrare all’accademia di polizia, dato che – come spiega lui stesso – una grandissima percentuale di poliziotti messicani è nel libro paga dei Narcos. Da questo momento in poi il suo mestiere diventerà quello di rapire (levantar) o uccidere (executar) i traditori o coloro che devono dei soldi ai “patron”.
Il sicario descrive con precisione l’efficienza con cui i poliziotti corrotti vengono distribuiti dal cartello su tutto il territorio messicano, e con dovizia di particolari ancora più agghiacciante la routine da seguire in caso di esecuzione o rapimento. E’ questo uno dei rari casi in cui le parole – anche all’interno del medium cinematografico – possono bastare a restituire l’orrore di ciò che avviene in quel pezzo di mondo. In più, il sicario stesso mima in maniera teatrale alcuni momenti culminanti del suo racconto. Come quello legato all’ambientazione del film, la stanza in cui una volta lui e i suoi “companeros” tennero prigioniero un debitore. L’ordine iniziale era di ucciderlo soffocandolo, ma quando l’uomo era già quasi morto arrivò un contrordine, insieme al medico per rianimarlo. Il sicario ha passato un mese in quella stanza, in attesa che i parenti della vittima pagassero il riscatto. Poi giunse l’ordine di ucciderlo.
A film finito, quando si pensa a quello che si è visto (ma più che altro sentito) ciò che sorprende di più è di aver provato empatia con questo personaggio al di fuori di ogni possibile morale. Quando racconta della sua decisione di lasciare il cartello, della sua fuga, della sua conversione e pentimento, il pubblico è con lui. Ma riflettendo bene sul suo racconto si capisce una cosa: non c’è vero pentimento nelle sue parole, nessuna comprensione dell’orrore insito nelle azioni di una vita simile. Ciò che dice di rimpiangere è essersi sottomesso a delle persone che non meritavano la sua fedeltà, aver buttato una vita tra droga e alcool, di aver perso il controllo fino al punto di mettere in pericolo la moglie. Ma quando racconta le torture inimmaginabili inflitte ai suoi prigionieri è freddo, distaccato, quasi indifferente. Del resto, probabilmente non si può vivere e contemporaneamente essere coscienti di tutto ciò che si è fatto lavorando per i narcos messicani. Ed il grande merito di questa storia sta nell’aver restituito in tutta la sua ambiguità l’essenza di un uomo simile, il senso di una vita comunque perduta, attraverso cui è possibile intravedere un barlume di ciò che quotidianamente accade in un pezzo di terra senza legge in cui dal 2008 sono state assassinate più di 8000 persone.


CAST & CREDITS

(El Sicario Room 164) Regia: Gianfranco Rosi; Sceneggiatura: Gianfranco Rosi, Charles Bowden; fotografia : Gianfranco Rosi; montaggio: Jacopo Quadri; musica: : Abraham Spector; produzione: : Serge Lalou, Gianfranco Rosi, Charles Bowden; origine: USA-Francia; durata: 80‘.


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