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Venezia 67 - Happy Few - Concorso

Pubblicato il 4 settembre 2010 da Giovanna Branca


Venezia 67 - Happy Few - Concorso

Per la serie “a volte ritornano”, Happy Few di Antony Cordier è l’ennesima variazione francese sul tema delle relazioni di coppia, e giunge con circa mezzo secolo di ritardo a interrogarsi su una pseudo liberazione sessuale tutta incentrata sugli scambismi tra due coppie sposate e con figli.
Vincent è sposato con Terì, e Franck con Rachel. Appena le due coppie si conoscono inizia una “travolgente” avventura in cui di comune accordo le mogli si scambiano i mariti (e viceversa), con la sola regola di non parlare mai al proprio coniuge di ciò che accade con l’amante. Ben presto però la situazione viene turbata da prevedibili gelosie e stucchevoli interrogativi sulla possibilità di amare due persone contemporaneamente.
Il problema non è però la scelta – di per sé irrilevante – di voler trattare una tematica abbastanza trita. Ciò che rende questo film irritante è il compiaciuto voyeurismo per cui si assiste a circa due ore di amplessi ininterrotti, cosa che forse farà sentire trasgressivo il regista, ma che risulta alla lunga abbastanza noiosa. Il fatto che poi questo amore “fuori dagli schemi” naufraghi su manie da borghesi piccoli piccoli – come il sopraggiunto divieto di dormire con l’amante o scambiare pubbliche effusioni – rende il film più reazionario che progressista. Non è un caso infatti che mentre viene sperimentata anche la variante del sesso lesbico tra le due mogli, i due mariti - lungi dall’ abbandonarsi a esperienze omosessuali tra uomini - quando scoprono le loro compagne dormire nude insieme si mettono a giocare ai videogiochi. Piuttosto che intaccare i tabù sessuali messi in discussione (peraltro già paleolitici) il film sembra quindi consolidarli e consacrarne la validità con la finale decisione delle due coppie di non vedersi più. Scelta incomprensibile, dato che l’opera si chiude con le voci fuoricampo dei protagonisti, tutti intenti a dare sfogo all’afflizione provocata dall’aver rinunciato ad un così magnifico modo di vivere l’amore. Ma nel corso di tutto il film non sono vittime di nessun pregiudizio e di nessun limite imposto alla loro scelta: la stessa figlia preadolescente di Terì sembra essere più al passo coi tempi della madre quando le dice “non mi importa niente di quello che fate”. Qual è stato – quindi – il problema? L’incredibile gelosia causata dal vedere un’altra col maglione del proprio marito? L’impossibilità fisiologica di copulare per più di dieci ore al giorno (perché non sembra che i quattro da quando si sono conosciuti abbiano mai fatto altro)? Il lavoro di Cordier si chiude su questo quesito, irrisolto e irrisolvibile. E anche su quello concernente la necessità di fare un film del genere.


CAST & CREDITS

(Happy Few) Regia: Antony Cordier; sceneggiatura: Julie Peyr, Antony Cordier;; fotografia: Nicolas Gaurin; montaggio: Christel Dewynter; interpreti: Marina Fois (Rachel), Elodie Bouchez (Teri), Roschdy Zem (Franck), Nicolas Duvauchelle (Vincent); origine: Francia; durata: 103’.


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