Venezia 67 - Majority - Giornate degli autori

L’aspetto veramente interessante di alcune opere pur non eccellenti è di aprire uno squarcio su situazioni altre e sconosciute. Situazioni che resterebbero per molti tali se il cinema – come scriveva Serge Daney – non avesse l’intrinseco potere di farci vivere, anche solo per brevi istanti, vite e mondi anche distanti dal nostro.
Cogunluk (titolo internazionale Majority) di Seren Yuce non è un film che si distingue per notevoli pregi della trama o della messa in scena. La storia riguarda il passaggio all’età adulta di un antipaticissimo “vitellone” della borghesia turca. Lo stile è scarno ed essenziale, senza guizzi di creatività: si limita ad accompagnare gli eventi in maniera del tutto funzionale, se si eccettua un incidente d’auto lasciato fuori campo più imputabile alle mode del momento che a vere e proprie ispirazioni registiche.
Mertkan, il protagonista, è un insopportabile e ricco teenager di Istanbul, che scopre il “primo amore” con Gul, una studentessa-lavoratrice che vive nei sobborghi della città e viene da un involuto villaggio della Turchia. Attraverso di lei, sembra potersi profilare all’orizzonte una qualche redenzione per Mertkan, che conosce per la prima volta il mondo al di fuori dei privilegi del suo censo.
Ma la scoperta dell’altro non basterà a redimere il pavido protagonista, che alla fine cede alle pressioni della sua famiglia: lascia Gul e non è neanche in grado di salvarla dai suoi parenti, che arrivano ad Istanbul per impedirle di continuare gli studi e riportarla al villaggio natale. Nonostante la riconciliazione che alla fine Mertkan riesce ad avere col tassista cui, guidando ubriaco, aveva distrutto la macchina, il finale sembra sentenziare l’omologazione alle aspettative che il suo mondo ha su di lui. L’ultima sequenza ce lo mostra, in maniera molto classica, riunito con la famiglia intorno al tavolo: farà presumibilmente il servizio militare e si atterrà ai doveri unanimemente attribuiti alla sua estrazione sociale.
Molto poco conciliatoria e per questo più incisiva, la trama del film ha come uniche vere pecche alcune scene un po’ troppo patetiche e la poca credibilità dell’amore della giovane e intelligente Gul per il fin troppo laido e prepotente protagonista.
Ciononostante, l’opera di Yuce costituisce un interessante e inedito punto di vista sulla Turchia e sulla crudeltà dei privilegi razziali – contro i curdi e gli “zingari” - e di casta. Crudeltà che riflettono in maniera neanche troppo distorta le aberrazioni presenti anche nel cuore della “vecchia Europa”.
(Cogunluk) Regia e sceneggiatura: Seren Yuce; fotografia: Barış Özbiçer; montaggio: Mary Stephen; musica: Mustafa Bölükbaşı; interpreti: Bartu Küçükçağlayan (Mertkan), Settar Tanrıöğen (Kemal), Nihal Koldaş (la madre), Esme Madra (Gül), Erkan Can (tassista) ; produzione: Yeni Sinemacilar; origine: Turchia; durata: 103’.
