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Venezia 67 - Meek’s Cutoff - Concorso

Pubblicato il 7 settembre 2010 da Luca Lardieri


Venezia 67 - Meek's Cutoff - Concorso

La terra arida, polverosa, sconfinata. Una carovana ha perso la strada verso un nuovo posto ricco d’acqua ed ospitale e si ritrova a vagare senza meta tra rocce e polvere. Polvere che diventa la vera protagonista della pellicola dopo pochissimi istanti dal suo inizio e che ingloba i volti e i corpi stanchi di chi la calpesta per forza di inerzia, smarrito tra speranza e rassegnazione. Uno schermo quattro terzi (quasi un ossimoro per un film western) che diventa un cerchio roccioso capace di stringersi con lenta e costante crudeltà attorno a uomini e donne una volta forti e risoluti e buttarli nella disperazione più completa. Stephen Meek è una guida esperta che ha perso la strada. Chi prima pendeva dalle sue labbra, ora ha dei dubbi e inizia a guardarlo con occhi diversi. Spazi aperti e sconfinati diventano claustrofobici e ansiogeni attorno ad anime, pensieri, aspirazioni. Fuori dal “cerchio” (lo schermo) c’è l’ignoto. Indiani nemici di diverse tribù potrebbero lanciarsi all’attacco senza scrupolo alcuno. Usi, costumi e abitudini cominciano a sbiadire dietro un’unica volontà, la sopravvivenza. Improvvisamente un indiano compare all’orizzonte e subito la paura diventa tangibile. Raggiunto e catturato, nel giro di pochi giorni quel nemico si trasforma nell’unica risorsa verso una salvezza ormai insperata. L’indiano conosce quei luoghi come le proprie tasche. La polvere non è tutta uguale ai suoi occhi; le rocce nascondono tracce inequivocabili. Un doppio quesito ora alberga nel cuore dei dispersi: ci condurrà verso la salvezza o tra le braccia dei suoi nemici?
Kelly Reichardt è una regista molto interessante. Due anni fa aveva commosso il pubblico del festival di Torino con Wendy and Lucy, storia di una ragazza (Michelle Williams) alla ricerca della propria cagnolina dispersa. Cagnolina che man mano diventava l’essenza dell’anima della protagonista che si ritrovava inconsciamente alla ricerca del proprio io. In Meek’s Cutoff questa tematica diventa ancora più interessante, matura e universale. Un West metafisico che raggiunge la sua completezza negli occhi delle donne e dei bambini (solitamente poco più che comparse di questo genere) della carovana. Gli uomini percepiscono la morte in chi è diverso; le donne una probabile salvezza. Il tutto viene reso ancor più interessante e verosimile dalla bravura dei suoi interpreti (su tutti l’ex moglie di Heat Ledger) e da una fotografia paradossalmente innovativa, che diventa quasi concettuale, proprio e soprattutto grazie all’utilizzo del quattro terzi. In poche parole uno dei film più interessanti di questa edizione del festival di Venezia, che con tutta probabilità ci dona una “nuova” interessantissima autrice.


CAST & CREDITS

(Id.); Regia e sceneggiatura: Kelly Reichardt; fotografia: Chris Blauvelt; musiche: Jeff Grace; interpreti: Michelle Williams, Paul Dano, Bruce Greenwood, Will Patton; produzione: Evenstar Films, Film Science, Harmony Productions, Primitive Nerd; origine: USA, 2010; durata: 104’.


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