Venezia 67 - Norwegian Wood - Concorso

Non è mai facile tradurre in immagini le parole di un romanzo di pura e limpida scrittura. Lo è ancora meno se l’autore in questione è Haruki Murakami, meravigliosa penna giapponese in grado di descrivere atmosfere e sensazioni senza che, in apparenza, accada nulla. E nulla o quasi di fatto accade nel suo Tokyo Blues. Norvegian Wood. Un nulla fatto di vuoti, solitudini, paure, silenzi, oblii. Le stesse emozioni che tratteggiano i caratteri del delicato Norwegian Wood, omonimo adattamento di Anh Hung Tran.
Vivere un’amore senza amore, un’amicizia senza amicizia, una vita senza vita. Lavorare, sudare, mangiare, studiare, trascorre ogni singola ora della propria giornata con il solo, fermo obiettivo di sopravvivere. La sopravvivenza sembra essere infatti il solo scopo possibile per Naoko in un’esistenze deserta come le rocce brulle che si affacciano sul mare del Giappone. Nonostatnte tutto però Naoko non si arrende e alzandosi ogni mattina lancia un silenzioso urlo di forza e dolore verso un mondo grigio e desolato. Non c’è infatti nessun tipo di affetto, nessuna emozione, nessun calore nella sua vita. Non c’è fuoco nel freddo sesso consumato per passare il tempo. Non c’è trasporto negli abbracci spenti. Non c’è brivido nella morte che solleva dal pesante fardello della vita chi ci ha lasciati, abbandonando chi ancora sopravvive ad una continua lotta per la propria esistenza. A cosa si può ambire in un mondo così? Quale motore dovrebbe muovere le azioni di Naoko? Quale speranza indirizzarne il cammino?
“Un bocciolo di un fiore che non sboccia mai” così Anh Hung Tran ha definito tutti quei film che scelgono il vuoto, in tutte le sue forme, come rappresentazione della nostra civiltà alienante. E, in fondo, anche il suo bocciolo non fiorirà del tutto, ma i silenzi, gli spazi, le mancanze, le assenze che popolano il suo film restano una magnifica rappresentazione di un mondo disgregato che in nome di tristi ideali ha perso il contatto con la propria natura. L’uomo che sacrifica se stesso, il proprio animo più intimo, la propria essenza diventa il simbolo di questo vacuo universo. E’ probabile che dal nostro caldo occidente non si riesca ancora a cogliere appieno questa paura, questo dolore, questa forza. Non possiamo però negare che le ferite inferte alla nostra fragile corazza di sicurezza made in Usa hanno inizino a lasciare il loro segno e anche nelle nostre anime inizino a serpeggiare inquietanti domande. Dove saremmo diretti se non ci fosse più speranza a guidarci? Quale sarebbe infine il senso del nostro vagare?
Non sarà dunque facile avvicinarsi a libri dalle atmosfere poetiche come quello di Murakami, ma si può star certi che quando lo si fa con il tatto e la delicatezza propri di Anh Hung Tran, il risultato non potrà che essere semplicemente emozionante.
Norwegian Wood) Regia esceneggiatura: Anh Hung Tran; fotografia: Pin Bing Lee; montaggio: Mario Battistel; interpreti: Rinko Kikuchi, Ken’ichi Matsuyama, Kiko Mizuhara, Kengo Kora, Tetsuji Tamayama, Reika Kirishima; produzione: Asmik Ace Entertainment ; origine: Giappone; durata: 133‘.
