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Venezia 67 - Promises Written in Water - Concorso

Pubblicato il 8 settembre 2010 da Giovanna Branca


Venezia 67 - Promises Written in Water - Concorso

Si può non amare Vincent Gallo, ma è indubbio che lui ami il cinema.
Promises Written in Water è una dichiarazione d’amore all’immagine, a tutti i modi in cui può venire declinata servendosi di una meravigliosa fotografia che esplora ogni possibile gradazione del bianco e nero. Al film manca una storia nel senso tradizionale del termine: come già in Brown Bunny viene svelata progressivamente una situazione, ma più che altro uno stato d’animo, dato che a film concluso non viene assolutamente fatta chiarezza sugli eventi rappresentati.
L’opera – apparentemente circolare - verte sulla relazione “atipica” tra i due protagonisti , Kevin e Mallory, interpretati da Vincent Gallo e Delfine Bafort, di cui solo una volta viene menzionato il nome. Kevin lavora nelle pompe funebri, ma ha rinnegato un passato di cui non ci è dato sapere nulla. E’ quasi inutile voler rendere conto di una possibile sinossi del film, in quanto il solo intento del regista è quello di creare un’atmosfera in cui si viene progressivamente avvolti, un’atmosfera angosciosa e malinconica, che tocca momenti di grande lirismo. Come l’avvicinamento progressivo dei due protagonisti, che sfocia in un bacio cinematograficamente del tutto anomalo. _ L’opera si compone principalmente di una serie di lunghi piani sequenza, la cui durata è spesso volutamente prolungata oltre ogni possibile aspettativa. Un dialogo al bar tra i due protagonisti è ripreso inquadrando solo Kevin, che continua a ripetere ossessivamente la stessa risposta ad una domanda postagli da Mallory. Siamo agli inizi del film, e ad un certo punto viene quasi da pensare che i due stiano provando le possibili variazioni di una battuta scritta su un copione. Ma è solo – forse – una provocazione, dato che Vincent Gallo si distingue anche per una natura “extrafilmica” sui generis: è giunto addirittura a disdire ogni incontro con la stampa per parlare del proprio film, nonostante sia in concorso. Ma il fatto che venga da pensare al cinema, ad una persona che prepara la propria battuta, non è indifferente per comprendere questo film tutto incentrato sul potenziale fantasmatico dell’immagine. I numi tutelari dell’opera sembrano essere Godard e Cassavetes, quest’ultimo chiaramente evocato dalla sequenza iniziale a tratti sfuocata e solo parzialmente “centrata”, in cui il protagonista si limita a fumare e passeggiare nervosamente in una stanza. Cassavetes deputava quasi interamente all’espressività dell’attore il senso profondo dei suoi film: così Promises Written in Water deriva gran parte della sua suggestività dall’insistere sulla grande capacità comunicativa di due personaggi che raramente si esprimono a parole.
Godard è invece evocato dal rifiuto della trama di svolgersi in maniera regolare e trasparente: si è sempre forzati a interrogarsi su ogni singola immagine. Se è vero che “il cinema è pensiero” allora nessuna inquadratura può essere indifferente o trascorrere inavvertitamente: non a caso il protagonista ci è mostrato mentre fa foto a un cadavere, e Mallory posa nel finale per un’invisibile macchina da presa che esplora ogni angolo del suo corpo.
E la grandezza del cinema sta anche nella capacità di evocare un mondo altro – lontano o vicino – a prescindere da qualsiasi storia di facile digeribilità.


CAST & CREDITS

(Promises Written in Water) Regia, sceneggiatura, musica, montaggio: Vincent Gallo; fotografia: Masanobu Takayanagi; interpreti: Vincent Gallo, Delfine Bafort; produzione: Gray Daisy Films; origine: USA; durata:: 75’.


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