Venezia 67 - Robinson in ruins - Orizzonti

Si potrebbero scoprire molte cose del mondo in cui viviamo avendo la possibilità di osservare la natura – e l’interazione dell’uomo con essa – con uno sguardo non condizionato dalla routine quotidiana.
Questo il tentativo di Robinson in Ruins di Patrick Keiller, film sperimentale interamente basato su una serie di riprese della campagna inglese e delle tracce in essa incise della presenza dell’essere umano. Robinson, erudito viandante, è il personaggio immaginario attraverso il cui sguardo ci approcciamo a paesaggi apparentemente “banali”, nel tentativo di spogliarli dei condizionamenti imposti allo sguardo dalla civiltà.
Robinson non è un personaggio nel senso vero e proprio del termine: la voce narrante del film – di Vanessa Redgrave – fa un resoconto del girovagare di questo protagonista che non appare mai. All’osservazione del mondo si sommano le riflessioni di Robinson su fatti di attualità: girato nel momento più drammatico della crisi economica odierna, il film fa un dettagliato resoconto del fallimento delle banche inglesi e americane, e di come la crisi influisce sulla vendita di prodotti di prima necessità come il grano.
Il protagonista invisibile, novello Robinson Crusoe, invece di un mondo fantastico di Lillipuziani scopre il mondo di tutti i giorni, e attraverso il suo sguardo possiamo riflettere su ciò che ci circonda e che ciononostante ci sfugge costantemente.
Non a caso una delle prime sequenze del film è accompagnata da una citazione di Frederic Jameson – noto intellettuale americano, tra i primi a inquadrare la società neo-capitalista postmoderna – sulla mutazione dell’immaginario contemporaneo nella società dei consumi. Secondo Jameson infatti la nostra società è contraddistinta da una “falla nell’immaginazione”: viviamo in attesa della catastrofe e il nostro sguardo sul mondo è limitato e condizionato da questo.
Tutta l’opera di Keiller mira ad aggirare un modo convenzionale – anche cinematograficamente parlando – di approcciarsi alle cose, e va alla ricerca delle segrete connessioni che legano ogni manifestazione della vita sulla terra. Una delle immagini su cui più si insiste sono infatti dei licheni cresciuti su un anonimo cartello stradale. La voce narrante ci comunica che i licheni sono tra le forme di vita più longeve al mondo (possono raggiungere i 5000 anni di età), ed è suggestivo vederli su una costruzione dell’uomo la cui data di scadenza appare molto più prossima.
Nonostante fornisca degli ottimi spunti di riflessione, bisogna armarsi di una buona dose di forza di volontà per vedere Robinson in Ruins: quest’opera di ben due ore è infatti solo una lunga sequenza di riprese fisse, senza alcun movimento di macchina, semplicemente accompagnate da una voce narrante. Un’inquadratura di dieci minuti di un trattore che ara i campi può mettere alla prova anche i più volenterosi. E per quanto sia suggestivo vedere un ragno che fa la sua tela contemporaneamente all’enumerazione dei fallimenti delle più importanti banche mondiali, è anche vero che se ciò si protrae per un quarto d’ora si potrebbe finire per notare solo che i ragni sono di una lentezza davvero estenuante.
(Robinson in Ruins) Regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio: Patrick Keiller; interpreti: Vanessa Redgrave (voce narrante); produzione: Patrick Keiller e Royal College of Art; distribuzione: British Film Institute ; origine: Gran Bretagna; durata: 101‘.
