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Venezia 67 - That girl in yellow boots - Fuori concorso

Pubblicato il 10 settembre 2010 da Giampiero Francesca


Venezia 67 - That girl in yellow boots - Fuori concorso

I bassifondi di Mumbai non sono certo una zona consigliabile per nessuno. Lo sono ancora meno se si è un’avvenente ragazza dai tratti occidentali. Ma Ruth, giovane inglese in cerca del padre, non si è mai posta questi problemi. Con i suoi scarponcini gialli, i passi veloci e leggeri, attraversa le stradine del quartiere senza paure o esitazioni. Non c’è pericolo o sfida che si possa temere quando si ha un obiettivo così importante da perseguire. Ed è Quella ragazza con gli stivali gialli (That girl in yellow boots) il titolo di questo banale noir indiano, diretto da Anurag Kashyap.

Non ci sarebbe infondo molto da dire su That girl in yellow boots. Niente infatti appare particolarmente degno di nota. Non la struttura narrativa, banale e prolissa nella prima parte, sbrigativa e scontata nel finale. Non la messa in scena, che vorrebbe, con una fotografia ricca di tonalità scure e ad una pasta sporca e sgranata, richiamare alla mente sensazioni di disagio proprie dei quartieri più poveri di Mumbai. Praticamente nulla, dunque. Ci si può comunque sforzare di vedere, al di la di quella che resta pur sempre una banale sceneggiatura e scontata regia, qualcosa di positivo. Si potrebbe così notare, ad esempio, come, anche in India, si inizino a realizzare dei prodotti che, pur mantenendo alcune chiare caratteristiche del cinema nazionale, si aprono ad uno sguardo maggiormente globalizzato (che, nel caso di That girl in yellow boots spesso strizza l’occhio al mercato americano). La commissione di cultura e cinema indiano con caratteri e cifre d’oltreoceano appare particolarmente evidente in una pellicola come Anurag Kashyap. Al di là dello stesso pretesto del racconto, che fa di per se da trait d’unions fra le due culture, tutta la narrazione pare un tentativo di continuo equilibrio fra una struttura narrativa da noir occidentale e un contesto da cinematografia autoctona. La stessa protagonista, Kalki Koechlin, nel suo essere un’indiana di origine francese, rappresenta questa idea di commistione fra mondi e culture. Il suo volto infatti, pur avendo i tratti di una tipica ragazza occidentale, incarna, nel suo sguardo profondo, un’aria mistica e lontana. Un anima che sembra trasparire dai suoi occhi e che richiama alla mente quell’universo ascetico che è l’India. Un’India, quella trascendente, che però nulla ha a che fare con le vicende narrate in That girl in yellow boots. Nel salone di massaggi dove Ruth vende “lieti fini” così come nelle strade percorse da centinaia di persone, nel suo misero appartamento così come nei bar dismessi di Mumbai, tutto ciò che traspare di questo paese è miseria e disperazione. Una miseria e una disperazione che avrebbero però sicuramente meritato una pellicola migliore.


CAST & CREDITS

(Attenberg); Regia: Anurag Kashyap;Sceneggiatura: Anurag Kashyap, Kalki Koechlin; fotografia: Rajeev Ravi; montaggio: Shweta Venkat Mathew; interpreti: Kalki Koechlin, Pradeep Dalvi, Murari, Deepack Damle, Mustaq Khan ; origine: India; durata: 103’


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