Venezia 67 - The happy poet - Giornate degli autori

E’ possibile nel Texas di oggi intraprendere una carriera autarchica come venditore ambulante di cibi vegetariani, quali l’insalata di uova senza uova? Ed è possibile per un regista autarchico essere anche sceneggiatore, montatore e protagonista del proprio film girato in digitale e a basso budget e trovare chi distribuisca il proprio lavoro?
Le due domande corrono parallele se si guarda The Happy Poet di Paul Gordon, presentato alle Giornate degli Autori. Bill, disoccupato laureato in scrittura creativa, decide di iniziare un’attività in proprio come venditore ambulante di cibi vegetariani, comprando a rate un carretto per gli hot dog e trasformandolo in uno stand per vegetariani/salutisti.
Presentando il suo lavoro prima della proiezione, il regista dice di auspicarsi che il suo umorismo “asciutto” venga colto da tutti. Ed in effetti nel corso di tutto il film il protagonista mantiene un’espressione quasi più imbronciata di quella di Buster Keaton. Alcune sequenze – come quella in cui Bill legge una sua poesia – sono effettivamente esilaranti, in altri momenti invece l’umorismo lascia un po’ freddi.
La “favola” di Bill è comunque un esperimento riuscito molto bene, anche da un punto di vista visivo: il film ha un proprio stile omogeneo e riconoscibile. L’obiettivo di dare all’opera (girata quasi completamente in esterni) un “aspetto naturalistico” – come spiega il direttore dalla fotografia, presente in sala – è raggiunto in pieno. Ogni virtuosismo è sistematicamente evitato, non è stato ricercato alcun tipo di “complicato movimento di macchina”, anche se il montaggio non è dei più classici. The Happy Poet è un esempio di come il cinema indipendente possa plausibilmente (e auspicabilmente) raggiungere un vasto pubblico anche senza essere spalleggiato da nessun grande produttore. Così come nel finale il chiosco di Bill verrà trasformato in una miniera d’oro da un imprenditore che giunge, quasi come un Deus ex machina, a risollevare le sorti della vicenda.
“E’ molto più semplice fare un film in cui succede una cosa del genere piuttosto che un simile evento accada realmente”, spiega Paul Gordon, interpellato sulla similitudine tra l’impresa del suo personaggio e quella di fare un film low budget. Ed infatti – continua - il lieto fine vuole essere una sorta di parodia degli happy endings tradizionali. Ma si può sperare che la sua carriera e la sorte del suo personaggio coincidano.
(The Happy Poet) Regia, sceneggiatura e montaggio: Paul Gordon; fotografia: Lucas Millard; interpreti: Paul Gordon (Bill), Jonny Mars (Donnie), Liz Fisher (Agnes); produzione: St Chris Film; origine: USA; durata: 85’.
