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Volcano - Cannes 2011 - Quinzaine des Réalisateurs

Pubblicato il 14 maggio 2011 da Giovanna Branca


Volcano - Cannes 2011 - Quinzaine des Réalisateurs

Hannes è marito, padre e nonno; ha una famiglia come tante, ma è più ritroso e burbero di quanto possa essere tollerato anche da coloro che con lui hanno un legame di sangue.
E’ lui il protagonista di Volcano, dell’islandese Rùnar Rùnarsson, e il film si apre con il suo ingresso nell’età della pensione. La sofferenza causata dal dover lasciare il lavoro di una vita si somma all’incapacità di mostrare una qualsiasi forma di affetto nei confronti delle persone che gli sono vicine. Ignora il nipote, maltratta i figli e la moglie. Un’esperienza di quasi morte sulla piccola barca con cui va a pescare costituisce, però, il momento di non ritorno, la presa di coscienza della propria inadeguatezza e dell’amore che prova – soprattutto per la moglie Anna – che è stato offuscato, ma non cancellato dalla sua attitudine all’ostilità nei rapporti umani.
Così, quando la “sua” Anna viene colta da un ictus, starle vicino diventa, letteralmente e metaforicamente, una via crucis verso la redenzione.

La fotografia sgranata e costituita da forti contrasti di questo film si pone come significante che rinforza e talvolta trascende la storia stessa. Volcano basa infatti tutta la sua efficacia su elementi stilistici che pur nella loro sobrietà trasfigurano una storia abbastanza usurata in qualcosa di più intenso. I toni freddi - associati ai gelidi paesaggi islandesi e alla figura di Hannes – sono accostati a quelli caldi degli interni domestici in cui si trova la moglie Anna e ai tramonti che occasionalmente rischiarano il cielo. Spesso la messa in scena, grazie ad un gioco di specchi, mostra questi elementi contrastanti all’interno della stessa inquadratura. Il film è infatti quasi interamente costruito su inquadrature fisse, con pochissimi e impercettibili movimenti di macchina, proprio per porre l’accento sulla valenza “pittorica” e simbolica dell’immagine.
Queste trovate riuscite sono, però, in parte rovinate dall’insistenza morbosa del regista sulla sofferenza di Anna la cui agonia occupa una parte lunghissima del film caratterizzata da toni esasperati. La scelta di lasciare una rappresentazione troppo ossessiva del dolore fuori campo avrebbe sicuramente giovato a questo lavoro: sarebbe stata auspicabile quella stessa levità con cui è invece mostrato l’instaurarsi di un rapporto tra nonno e nipote, traccia di un perdono conquistato con la sofferenza e la dimostrazione di “buona volontà”, molto cattolica ma anche toccante nella sua semplicità.


CAST & CREDITS

(Eldfjall); Regia: Rùnar Rùnarsson ; sceneggiatura: Rùnar Rùnarsson; fotografia: Sophia Olsson ; montaggio: Jacob Secher Schulsinger ; musica: Kyartan Sveinsson; interpreti: Theòdor Jùlìusson (Hannes), Margrét Helga Jòhannsdòttir (Anna), Elma Lìsa Gunnarsdòttir (Telma); produzione: Fine & Mellow Productions, Zik Zak Kvykmindir; origine: Islanda, Danimarca ; durata: 99’.


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