W.E.

A poca distanza dal trionfo de Il discorso del re all’ultima notte degli Oscar, Madonna, alla sua seconda esperienza dietro la macchina da presa , con il suo W.E. ci presenta l’altro lato della famiglia Windsor. Attraverso la storia d’amore tra Edward, fratello di Bertie, e della sua Wally, donna forte ed emancipata (soprattutto per l’epoca) con ben due matrimoni falliti alle spalle, Lady Ciccone ci mostra una essenza fatta di passione, follia e Amore con la A maiuscola che purtroppo però, grazie anche all’onnipresente product placement di Chanel e affini, da vita ad un profumo che mischia troppi odori e finisce per risultare senza odore alcuno. Per ritrarre al meglio questo affresco su di una delle storie d’amore più affascinanti e tormentate del diciannovesimo secolo, la cinquantatreenne pop star sceglie una chiave non troppo originale, alternando alla storia dei due reali quella della giovane borghese Wally Winthorp. Quest’ultima, ossessionata fin da piccola dalla figura della donna di cui porta il nome, finisce per rivivere le tappe fondamentali della sua vita aggirandosi tra mobili e oggetti appartenuti alla coppia ed esposti nel 1998 dalla famosa casa d’aste di New York, Sotheby’s.
Una regia indecisa e piuttosto approssimativa da vita ad un film che tra scene degne del peggior videoclip made in MTV e altre a metà strada tra goffe citazioni di In The Mood For Love e pubblicità di profumi ed atelier parigine, riesce comunque a farsi vedere e a non far storcere completamente la bocca allo spettatore. Sicuramente acerbo e meno riuscito rispetto al suo esordio registico con Sacro e profano (che i maligni continuano ad ascrivere all’ex marito Guy Ritchie) ma al film va anche dato atto di essere un qualcosa nato appositamente per il grande schermo. Un’opera ambiziosa che molti si affretteranno a bollare come pretenziosa e presuntuosa ma che in realtà ha una identità ben precisa e quanto meno va riconosciuto a Lady Ciccone la volontà di volersi distaccare dalla suo personaggio pop impegnandosi a non comparire in neanche un singolo fotogramma del lungometraggio. Da sottolineare inoltre l’ottima interpretazione delle due protagoniste, Abbie Cornish e Andrea Riseborough, che per quasi tutta la durata della pellicola tengono in mano con consapevolezza e maturità la scena. Una sceneggiatura con molti problemi, soprattutto nella parte iniziale (piuttosto confusa) e in quella finale (involontariamente comica, soprattutto nella figura di Al Fayed), ma che comunque regala alcune cose interessanti, specialmente nelle parti in cui ci mostra le difficoltà di Wally Simpson, ad essere vista come colei che ha rovinato le sorti di un impero.
Da citare infine la colonna sonora di Abel Korzeniowski che, onnipresente, vuole palesemente ricordare quella di In The Mood for Love soprattutto quando viene utilizzata nelle varie Slow Motion presenti nel film. In sostanza un film un po’ pasticciato che lascia lo spettatore a metà strada tra lo stranito e l’interessato ma che ad un occhio un po’ più attento non può che lasciare l’amaro in bocca per un progetto che sulla carta poteva e doveva essere gestito meglio.
(id); Regia: Madonna; Sceneggiatura: Madonna, Alek Keshishan; fotografia: Hagen Bogdanski; montaggio: Danny B. Tull; musica: Abel Korzeniowski; interpreti: Abbie Cornish, Andrea Riseborough, James D’Arcy, Oscar Isaac; produzione: Madonna e Kris Thikyer; distribuzione: The Weinstein Company; origine: USA/UK 2011; durata: 118’.
