Walk Away Renée - Cannes 2011 - Semaine de la Critique

La necessità di raccontarsi è forse una delle istanze che maggiormente spinge le persone verso l’arte. C’è poi chi adotta la mediazione della finzione e chi invece cerca di tradurre in forma artistica la propria esistenza tout court. La seconda operazione è forse la più delicata, in quanto richiede un’incursione nel privato, una rinuncia alla discrezione che può facilmente portare alla perdita della giusta misura con cui osservare quei fatti che coinvolgono l’artista in prima persona.
Nella trappola dell’autoreferenzialità asfittica e ossessiva cade proprio il documentario di Jonathan Caouette, Walk Away Renée, incentrato sulla figura della madre – la Renée del titolo - e svolto seguendo due filoni temporali: il presente del regista che cerca una clinica vicino a casa sua a New York in cui far ricoverare la madre schizofrenica e il passato della madre stessa fin da quando era bambina, reso attraverso vecchie fotografie e filmini familiari.
La storia di una donna affetta dalla malattia mentale, a cui è stata diagnosticata una forma di depressione dalla tenera età di dodici anni e che da allora ha sempre subito trattamenti dei più invasivi non può che portare lo spettatore all’empatia. E non si può che empatizzare anche con un figlio che ha dovuto convivere con una simile madre, abbandonato dal padre e per lungo tempo affidato ad un orfanotrofio.
Caouette ci tiene però a mostrarci proprio tutto: le telefonate disperate ai dottori che dovrebbero rifornire di medicine la madre sempre più allucinata, i suoi scoppi d’ira e di delirio. Il tutto farcito da delle “trovate” visive stranianti, come le foto di Renée sovrapposte a strani universi psichedelici creati digitalmente che ricordano tanto dei video pop dei kitsch anni Ottanta più che poetizzare il racconto.
Non ci si può certo permettere di giudicare dall’esterno il rapporto di un figlio con la propria madre, e d’altronde l’amore sconfinato di Caouette per la “sua” Renée non manca di essere evidente in ogni momento di questo film molto sui generis. Ma l’ostinazione del regista nel rinunciare ad ogni discrezione non centra il suo bersaglio, e dà più l’idea di un flusso di coscienza in cui l’autore abbia perso il controllo che di un’opera compiuta.
Una nota positiva: alla Semaine de la Critique il film è introdotto da un cortometraggio animato realizzato a quattro mani da Spike Jonze e dal regista francese Simon Cahn, Mourir Après de Toi, che –pur non avendo nessuna pretesa - è un piccolo gioiellino.
(Walk Away Renée); Regia: Jonathan Caouette ; sceneggiatura: Jonathan Caouette ; fotografia: Noam Roubah, Andres Peyrot, Jason Banker, Jorge Torres ; montaggio: Brian McAllister; musica: Simon Raymonde; interpreti: Jonathan Caouette, Renée Leblanc, Adoldph Davis; produzione: Morgane Productions, Tarnation Films; origine: Francia, Stati Uniti; durata: 90’.
