Yves Saint Laurent

Non è un mistero che la moda possa evocare istantaneamente l’edonismo più sfrenato, la ingordigia della vitalità corrotta dal superfluo della mondanità, l’élite sociale di gruppi che allargano con molta parsimonia la loro cerchia professionalità.
Detto questo nessuno può negare quanto il mondo degli stilisti sia ormai inserito a pieni titoli nella sfera dell’arte contemporanea, legittimata da vere e proprie opere che incantano milioni di persone.
Nell’Olimpo degli Dei si inserisce senza ombra di dubbio Yves Saint Laurent, emblema della classe francese più assoluta.
L’omonimo filmYVES SAINT LAURENT ", firmato da Jil Laspert, lo ritrae con un’attenta biografia, in cui viene mostrato un ragazzo apparentemente fragile e debole, il quale invece tirerà fuori grinta e volontà di da vendere.
Figlio di una famiglia di "pièd a terre" dell’ex colonia franco-algerina, comincia a lavorare prestissimo per la Maison Dior, sorprendendo per il carisma e per l ’eleganza che lo contraddistingue fino ad essere nominato direttore creativo.
Infatti dopo la morte di Christian Dior, Yves ha la possibilità di dimostrare quanto sia grande il proprio talento sostituendo egregiamente il maestro più importante della moda mondiale.
Dopo essergli stati concessi diversi esoneri per motivi lavorativi è purtroppo costretto ad arruolarsi: da questo momento le sue deboli e femminee membra subiranno un colpo talmente forte da farlo impazzire.
La maison Dior e il buisness della moda non hanno pietà, licenziando il ragazzo in tronco; è proprio questo il momento più emozionante del film, in cui un via vai di artisti e amici sfileranno a fianco di Yves, in particolar modo il suo amore e compagno di una vita Pierre Bergé anello narrativo del film e testimone della storia raccontata.
È proprio lui che lo convincerà a mettersi in proprio e contemporaneamente a fare causa alla Maison, per poi vincerla, inoltre grazie al risarcimento avuto e al suo team Yves riuscirà a farcela imponendosi come stilista anche all’estero; sarà Bergé a fargli da factotum e manager e a spingere Yves alla creazione di nuovi abiti femminili, che racchiudono elementi maschili, rendendoli accattivanti e glamour, dando una ventata di novità nel panorama francese della moda.
Con alti e bassi dovuti alla sua vita bohémienne, Yves vivrà momenti di assoluta bellezza, intesa in tutte le accezioni possibili e immaginabili.
Questo film riesce perfettamente e in maniera sin troppo costante nel ritmo e nella scelta delle immagini, -che ci fanno immergere nel vitalismo più puro- ad esprimere un mondo che nella realtà è alla portata di pochi eletti, una sorta di gabbia dorata in cui chi vi si trova non può fare a meno di restarci, come se tutto quel bello potesse inebriare chiunque ne facesse parte.
Amore, vizi, sesso e droga non bastano per distruggere l’estasi di un amore tutto estetizzante e dei sensi più accesi tanto rendere la vita, meno difficile e banale: anche il tradimento, oggetto di dolore nella maggior parte dei casi umani , qui appare un semplice escamotage per sfuggire alla ripetitività delle esistenze più scialbe, non a caso Yves avrà come amante l’allora compagno del suo amico Karl Lagerfeld, che ci appare come incarnazione della bellezza più assoluta al maschile.
Bisogna capirlo questo film per amarlo, altrimenti può apparire come una specie di manifesto del frivolo e di un’arte minore.
Impeccabile nella scelta degli attori: Pierre Niney, Guillaume Gallienne, Charlotte Le Bon, in una scenografia mozzafiato, in cui ci si lascia trasportare da ciò che precedentemente Oscar Wilde aveva espresso, seppur in maniera squisitamente intellettuale con una semplice soluzione linguistica: "Art for art’s sake".
Qualsiasi cosa che possa produrre arte è giustificata e in verità non importa quale possa essere la condotta di un artista, seppur emozionante e trasgressiva, fondamentale, e questo lo aveva intuito il genio edonista di Wilde è vivere liberamente per il semplice gusto di essere un vero artista.
Regia: Jalil Lespert; sceneggiatura: Jacques Fieschi, Jalil Lespert, Marie-Pierre Huster; fotografia: Thomas Hardmeier; montaggio: François Gédigier; musica: Ibrahim Maalouf; interpreti: Pierre Niney, Guillaume Gallienne, Charlotte Le Bon , Laura Smet, Marie De Villepin, Nikolai Kinski, Ruben Alves, Adeline D’Hermy, Marianne Basler, Xavier Lafitte, Jean-Édouard Bodziak; produzione: Wy Productions; distribuzione: Lucky Red Distribuzione; origine: Francia, 2014; durata: 106’
