ZIDANE: A 21ST CENTURY PORTRAIT - NEW FRONTIER

Abbiamo ancora tutti negli occhi l’immagine di sua maestà Zinédine Zidane che, probabilmente provocato, colpisce con una violenta testata il petto di Materazzi. Era il nove luglio duemilasei, erano da poco passate le dieci. A Berlino, nell’Olympiastadion, era ormai al termine il secondo tempo supplementare della finale dei mondiali di calcio. Era l’ultimo istante dell’ultima partita di uno dei più grandi calciatori della storia. L’immagine del capitano francese, di spalle, Zidane numero 10, che lascia mesto lo stadio e la coppa dietro di se, rimarrà probabilmente la fotografia del mondiale.
Facciamo un salto indietro: in campo c’è ancora Zidane, ora con la maglia del Real Madird. Al Santiago Bernabeu si affrontano la squadra di casa e il Villareal. Non è certo la finale dei mondiali. I ragazzi con la camiseta blanca stanno vincendo facilmente e Zizou ha messo la sua firma sul successo. Eppure, a pochi minuti dalla fine, il campione francese si scaglia con violenza contro un avversario colpevole di aver fermato fallosamente una sua splendida azione. E’ ancora rosso. Zidane, maglia numero 5, lascia mesto lo stadio.
Probabilmente se Philippe Parreno e Douglas Gordon, autori del film “Zidane: a 21st century portrait”, avessero posticipato la realizzazione della pellicola di qualche mese la loro attenzione si sarebbe fermata sulla partita del nove luglio. E’ invece proprio Real Madrid-Villareal l’oggetto della loro opera, o meglio, è Zidane che gioca contro il Villareal. Decine di telecamere, quelle che normalmente seguono un’intera partita, rincorrono solamente i movimenti del capitano francese. Gli occhi, il volto, i piedi, le parole, ogni singolo, minimo, gesto viene ripreso e montato. Zizou corre, chiama la palla, si lamenta con avversari e compagni, scalcia, passa e segna. Il campionario completo di quello che è una partita di calcio viene raccontato dal punto di vista di un calciatore, come fossimo noi, in campo, accanto al famoso numero 5.
Chi si aspettasse da questo film un ritratto di Zidane, l’uomo che ha messo in difficoltà perfino l’Eliseo con la sua condotta non certo irreprensibile, l’algerino diventato simbolo della Francia, rimarrà deluso. Chi attendeva un film di montaggio ricco di giocate di classe e momenti spettacolari resterà a bocca asciutta. “Zidane” è una partita di calcio. Come tutti gli incontri è dunque lento, piatto e pieno di momenti morti. Non bastano i giochi di prestigio che Zinadine sfodera ogni tanto, non i dettagli dei suoi piedi, che sembrano danzare sull’erba. Una partita è una partita e come tale non è un film. Anche il più accanito tifoso o amante del pallone si renderebbe conto dopo una mezz’ora di pellicola che lo spettacolo proposto non è adatto alla sede. La scelta della colonna sonora poi, per lo più audio in presa diretta dallo stadio, non aiuta e prima che finisca il primo tempo è facile trovarsi fra le braccia di Morfeo.
Alla fine resta un gigantesco omaggio alla figura di un grandissimo campione, di quelli che entreranno di diritto nel mito del calcio. Un campione, è vero, ma anche un uomo “del ventunesimo secolo”, sovraccarico, stressato, nervoso. Nei suoi momenti di violenta follia l’uomo Zidane mette in luce proprio quest’appartenenza. In questo Zizou è davvero un “modello”. Ed è probabilmente questo che i due registi volevano sottolineare.
La chiosa della pellicola, sulle immagini del campione che si lascia alle spalle compagni e avversari, è perciò la summa del loro pensiero: “Basta un attimo per trasformare un mito nel nulla assoluto”.
Ricordate, l’Olympiastadion, la coppa, Zidane numero 10.
Regia: Douglas Gordon, Philippe Parreno; fotografia: Darius Khondji; montaggio: Hervé Schneid; interpreti: Zinédine Zidane; produzione: An ANNA LENA FILMS (France) and NAFLASTRENGIR (Iceland) Production; A co-production with ARTE FRANCE CINEMA and LOVE STREAMS PRODUCTIONS / AGNES B; suono: Tome Johnson; sito ufficiale
