Accident - Venezia 66 - Concorso

Prodotto da Johnnie To, firma di punta del cinema di Hong Kong, Accident, diretto da Soi Cheang, è un thriller che affonda la lama in una dilagante paranoia urbana e tecnologica, offrendosi quasi come una risposta a distanza al magnifico The Conversation di Francis Ford Coppola, nonché come ulteriore variazione sulla suggestione pre (post?) apocalittica comune a molti dei film presenti alla Mostra, che, seppure in generi e forme diverse, sembrano votati al racconto di un’umanità alla deriva.
The Brain, l’efficientissimo protagonista, capo di un’organizzazione che si occupa di omicidi su commissione, orchestrandoli mirabilmente come incidenti casuali, in seguito alla morte di un suo collaboratore durante un’azione, resta vittima di un’ossessione da complotto in cui è facile rivedere il tecnico del suono Henry Caul in uno dei film chiave della New Hollywood.
La Hong Kong contemporanea, come l’America del post Watergate, si rivela, nel suo intreccio urbanistico di vecchio e nuovo, terreno fertile per un discorso sulle ossessioni indotte da una penetrazione capillare della tecnologia, nella cui oggettività si cerca riscatto di fronte allo smarrimento morale ed etico lasciato da un vuoto politico e ideologico negli Usa di allora, e ridotto oggi alla sfera puramente esistenziale.
La sequenza iniziale, con l’incidente a catena dall’effetto domino, l’ingorgo inestricabile di automobili, passanti e negozi che si propagano nelle strade, si fa emblema di un’esplosione caotica impossibile da ricondurre alla razionalità. Nemmeno per l’attenta regia di The Brain, che durante gli incidenti messi in scena si connota a tutti gli effetti come una meticolosa direzione di set, con una sceneggiatura di ferro, scenografie e attori selezionati con cura.
Nel mondo travolto dal Caos anche il meccanismo a orologeria, che si suppone perfezionato in ogni suo aspetto da una lunga pratica, finisce per incepparsi. E quando per una pioggia eccessiva e una dimenticanza fatale uno degli uomini di The Brain muore, e l’affidabilità della fisica viene meno, per il protagonista inizia un calvario costellato di derive paranoidi, di ossessioni che lo portano ad accamparsi in un appartamento e a studiare le mosse del nemico, che da tiratore lo ha reso bersaglio. Registrandone ogni azione, auscultando ogni suo respiro, finendo per viverne la stessa giornata al medesimo ritmo, affidando alla protesi tecnologica le proprie funzioni vitali. Gli zoom sui dettagli, le angolazioni di ripresa parziali, vengono a sostituire le inquadrature in totale che caratterizzavano il controllo di The Brain sulla propria esistenza, segnalando il crollo dell’uomo, che giunge a chiudersi nell’appartamento, mani sulle cuffie, ormai vittima dell’apparato high tech.
A sorpresa, l’action thriller prodotto dalla factory di To si presta così ad aggiungere un ulteriore tassello a quel discorso sul mezzo, sulla riproduzione tecnica, che si manifesta nei lontani anni sessanta nel portato teorico di Blow Up e trova proprio nel film di Coppola, e nel successivo Blow Out di De Palma, il compimento di un’ideale trilogia. Apertamente interessato più a questo rapporto uomo-macchina, analogamente allo Tsukamoto di Tetsuo, che non ai meccanismi di genere, Accident si avvale degli schemi del thriller per maturare una riflessione sullo sguardo viziato dalle estensioni tecnologiche dei sensi, moltiplicando i mezzi - dagli occhiali ai binocoli per la vista, ai telefoni cellulari e alle cimici inserite in ogni angolo del misero appartamento - che danno al protagnista un illusorio controllo sul reale.
Non manca sul finale un breve squarcio di romanticismo, con la corsa per riparare all’errore di giudizio. E l’inevitabile pena per la colpa da espiare. Chissà che come per Infernal Affairs non ne arrivi presto un instant-remake americano - che i riferimenti neohollywoodiani renderebbero quanto meno legittimo - ancora più virtuosistico ma epurato, come accaduto al film di Lau, di ogni rallenti sentimentale.
(Yi Ngoy); Regia: Soi Cheang; sceneggiatura: Szeto Kam, Yuen Nicholl Tang, MilkyWay Creative Team; fotografia: Fung Yuen Man; montaggio: David Richardson; interpreti: Louis Ko (The Brain) Richie Jen (Fong); produzione: Johnnie To; distribuzione: Media Asia Distribution; origine: Hong Kong 2009; durata: 89’
