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Gerontophilia

Pubblicato il 28 agosto 2013 da Alessandro Izzi

VOTO:

Gerontophilia

Oscilla tra i due poli di Santità e Rivoluzione l’ultimo lavoro di Bruce LaBruce.
Come tutte le sue opere precedenti, a pensarci su un momento, ma con una consapevolezza teorica nuova ad infiammargli lo sguardo.
A monte una presa di coscienza forte: nel mondo di oggi, globalizzato anche nel consumo dell’immagine, la Rivoluzione non è più solo questione di sguardo, ma di fatti. Non basta più saper dire le cose, bisogna cominciare a viverle nella loro semplice pienezza, nella loro linearità. La Rivoluzione, così, passa nella mancanza di compromessi, nell’azione compiuta perché è una necessità compierla, nel dovere che precede ogni ideologia.
Bruce LaBruce sposta il terreno del confronto fuori dall’etica, in uno spazio in cui è l’istinto a dettare le scelte e sono le emozioni a marcare il territorio.

Lake è un classico adolescente introverso e problematico come tanti personaggi labruciani. Passa le sue giornate a dedicarsi agli altri, lavorando in un ospizio, ma anche raccogliendo i cocci di bottiglie lasciate cadere in terra.
Remissivo nello sguardo sempre basso eppure limpido, il ragazzo si divide tra una madre non troppo cresciuta e una fidanzata politicamente logorroica.
Lake, però, nell’ospizio, trova soprattutto uno spazio dove poter dar sfogo al suo desiderio nei confronti dei corpi anziani, raggrinziti nella vecchiaia e consumati dalla stanchezza della solitudine. E qui comincia una storia d’amore travagliato con Melvin col quale fugge quando la loro storia diventa pubblico dominio con tanto di scandalo a seguire.
La fuga dei due, che sposta il terreno del racconto su lidi on the road è costellata da tappe tipiche: soste nei motel, confessioni delicate tra le lenzuola, un complice fingersi nonno e nipote e vere e proprie scenate di gelosia quando il più anziano sembra prestare attenzione a potenziali rivali del più giovane. Poi l’età reclama il suo morto e il racconto ricade ciclicamente sull’inizio in un apparente ritorno al "tutto come prima".

Sul piano dello sguardo il racconto della Rivoluzione di Gerontophilia passa nella linearità di una messa in scena basilare, in un linguaggio esemplificato all’estremo, scarnificato in una logica indie intinta in ossessioni cronemberghiane. La questione non è tanto nel dire il Nuovo in maniera nuova, perché il linguaggio quanto più si proclama rivoluzionario tanto più velocemente deperisce e appare grinzoso, ma nel parlare di cose rimosse col linguaggio quotidiano del racconto romantico. E sta tutto qui il suo cercare la Rivoluzione.
Allo stesso tempo, però, LaBruce non è uno sprovveduto, né un romantico d’accatto. Sa bene che la società di oggi vive nel trionfo del capitale e a questo piega i suoi personaggi nei momenti politicamente più scorati: come quando la fidanzata di Lake accetta di uscire a cena col datore di lavoro sotto l’occhio perplesso del fidanzato o quando quest’ultimo, nel pieno della fuga, sorprende la sua immagine riflessa nello specchio mentre conta i soldi rimastigli nel portafogli. Allo stesso modo problematizza lo sguardo sui suoi personaggi: alla ragazza che esalta la fuga di Lake come vero e proprio gesto rivoluzionario contro l’omologazione di un erotismo preconfezionato sulle categorie del giovane e bello fa precedere un laconico “Non sono un santo” pronunciato da un ragazzo consapevole che le sue azioni sono mosse, almeno all’inizio, dal solo principio di piacere.
Eppure, il fatto che proprio la fidanzata di Lake si chiami Désirée (desiderio, quindi, come nota Mr Peabody) sembra sancire con chiarezza come ogni Rivoluzione venga sempre fatta in nome del desiderio.
Sicché assume significato lo scambio finale di anelli tra Santità e Rivoluzione. Perché, ci dice il regista ponendosi sullo stesso solco di un Paolini o di un Dreyer, ogni Rivoluzione è sempre Santa e ogni Santità è sempre Rivoluzionaria. E nel loro essere eversione rispetto allo status quo esse sono sempre fonte inesauribile di scandalo.

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CAST & CREDITS

(Gerontophilia); Regia: Bruce LaBruce; sceneggiatura: Bruce LaBruce, Daniel Allen Cox; fotografia: Nicolas Canniccioni; montaggio: Glenn Berman; musica: Ramachandra Borcar; interpreti: Pier Gabriel Lajoie (Lake), Walter Borden (Mr. Peabody) Katie Boland (Désirée), Marie-Hélène Thibault (Marie); produzione: 1976 Productions, New Real Films; origine: canada, 2013; durata: 85’


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