L’ultima ruota del carro

Storcano pure la bocca i detrattori del cinema popolare, e tutti quelli che vedendo L’ultima ruota del carro pensano di aver assistito a un film dall’insopportabile sapore di già visto. Ovvero, cinema vintage di una famiglia che pedala sulla ciclabile della Storia d’Italia. Di nuovo con le due s di una Storia maiuscola e minuscola (quella politica e quella del costume) che danzano per un paio d’ore, canzone dopo canzone: il terrorismo, la musica e lo sport. Moro, Craxi e Berlusconi insieme a Conti, Tardelli, Costanzo ed i Duran Duran. Tutti visti da lontano, tutti dal televisore di una cucina popolare mentre il tempo se ne va, o da quello di una camera da letto che cambia colore e stile a seconda delle mode e degli anni. Al rogo il polpettone colorato, superficiale e pieno di ritmo, staranno dicendo, soprattutto se tenuto in piedi ancora una volta dal solito sforzo appassionato di Elio Germano che si affanna e suda tra un momento di gioia ed uno di dolore. Più di qualcuno, dopo mezz’ora di visione avrà pensato: "Ma che siamo in un film di Daniele Luchetti?" Ok, avranno le loro ragioni per sbuffare. Avranno i loro motivi per fischiare interiormente questo romanzo cinematografico di una famiglia semplice semplice, che ne racconta tante perché ruba qualcosa ad ognuna, che fa nostalgia e che per ciò fa presa sulla masse, e dunque funziona molto in sala. Va bene, è prodotto ben studiato a tavolino, L’ultima ruota del carro, alla faccia del cinema nemico della televisione e di quello sul presente, più complesso e più pericoloso da affrontare ed anche da vendere. Tutto vero, come è vero che L’ultima ruota del carro è un film fatto bene. Come è vero che coinvolge e diverte, che racconta e persino spiazza per quella sequenza iniziale che rimane in testa e che depista per tutta la visione. E’ il miglior film di Giovanni Veronesi fino ad ora. Certo, non è che ci volesse molto, ma va dato merito al regista toscano (che non è Risi e non è Scola) di aver costruito un racconto armonico e compatto, ed in tempi difficili come questi, lasciamo stare, che prodotti così conviene salutarli con favore perché dietro l’angolo c’è assai di peggio. Se il cinema popolare che serve a far andare al cinema la gente, è fatto in questo modo, beh, ci si può stare eccome. L’ultima ruota del carro è una commedia vera, robusta e dignitosa. Segue lo schema della vicenda invisibile, dell’uomo comune che attraversa le grandi date della Storia e quasi sempre ne subisce i grandi momenti e movimenti. Il piccolo uomo protagonista e il suo carretto di affetti osservano increduli, traballano, invecchiano e ne vengono fuori ogni volta, alla fine addirittura sorprendentemente, con un finale alla Frank Capra poggiato sulla cima della grande tradizione italica dell’allegro e dell’amaro shakerati, ricalcata ancora una volta, l’ennesima, tanto di moda oggi. Ma in fondo che importa? Ciò che conta è che il film poteva essere scritto male e invece è scritto bene. Che poteva costruire un rapporto più scontato coi grandi fatti storici mentre invece li affronta in un gradevole e giocoso equilibrio narrativo. E’ il solito film di dramma e commedia come la vita? Che un giorno ridi e un giorno piangi? Di sicuro è quella roba lì, ma è anche un film controcorrente perché poco piagnone rispetto alla tradizione italiana e profondamente ottimista, che offre, senza presunzione, un piccolo, antico e prezioso consiglio: vivere la vita coi piedi per terra ma con tanta voglia di camminare. E’ un film sull’importanza degli affetti, sulla semplicità del vivere, sulla libertà di amare, che benché se ne dica rimangono ingredienti fondamentali per avvicinarsi alla felicità.
Regia: Giovanni Veronesi; Sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Ugo Chiti, Filippo Bologna, Ernesto Fioretti; Fotografia: Fabio Cianchetti: Montaggio: Patrizio Marone; Interpreti: Elio Germano, Alessandra Mastronardi, Ricky Memphis, Sergio Rubini, Virginia Raffaele, Alessandro Haber, Ubaldo Pantani, Francesca Antonelli, Maurizio Battista, Francesca D’Aloja, Massimo Wertmüller, Elena Di Cioccio; Produzione: FANDANGO, WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA; Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
