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LOVE + HATE

Pubblicato il 26 gennaio 2007 da Marco Di Cesare


LOVE + HATE

Il Lord Bullingdon di Barry Lyndon nel 1975 era un bambino: ma ora è un regista che, dopo aver diretto varie fiction e documentari per la televisione britannica (grazie ai quali, tra l’altro, ha vinto diversi premi), esordisce sul grande schermo. E non senza merito, verrebbe quasi da pensare.
Love + Hate è una storia che ricalca una strada battuta già da altri e che sempre più desta l’interesse del pubblico, a causa di alcuni snodi che travalicano i confini strettamente cinematografici: un Occidente ricco, razzista e (in)tollerante verso i migranti, il cosmopolitismo e la Banlieu, il modernismo e il tradizionalismo. Facile pensare all’Oscar vinto l’anno scorso da Crash-contatto fisico, o a un capolavoro come Caché - Niente da nascondere . Ma questa piccola opera britannica sembra particolarmente vicina a un film realizzato da un grande maestro d’Oltremanica, il Ken Loach di Un bacio appassionato: da questa assai pregevole opera, però, Love + Hate ha tolto qualsiasi aspetto inerente alla commedia sentimentale, mantenendo solo il lato da melodramma etnico, calcando la mano sull’aspetto di novelli Romeo + Giulietta, e creando un film che sembrerebbe pensato per un pubblico principalmente adolescenziale e che, seppure mantenga una superficialità connaturata a una certa ristrettezza di sguardo, sa comunque donarci momenti ricchi di un’intensa emotività.

Una qualunque città nel nord dell’Inghilterra: aspetto industrioso e anima da provinciale.
Naseema è una diciassettenne pakistana (e quindi musulmana), emozionata per il primo giorno di lavoro. Suoi colleghi sono i quasi coetanei Michelle e Adam. Il ragazzo inizialmente la scansa, perché è un razzista cresciuto in una famiglia di razzisti. Ma un tarlo lo rode: aver capito che ci si può innamorare anche di una non bianca; evidentemente ciò lo porterà a dover compiere delle scelte difficili, forse irreparabili. E in queste verrà seguito dalla cara Naseema, osteggiata in particolare dal fratello Yousif, vero pater familias con tutti i crismi dell’uomo forte: anche amorevole e protettivo, ma inguaribilmente maschilista. Ma lo stesso Yousif si sente libero di intrattenere una relazione interrazziale con una ragazza molto più giovane di lui, con la quale intesse una storia fatta inizialmente solamente di sesso, ma poi capace di lasciare spazio al sentimento: e la sua fiamma è proprio Michelle, presentataci come una giovane “facile” che, come molte ragazze inglesi e libere, la notte si adopera per rimorchiare uomini. Ma l’adolescente è figlia di un collega di lavoro di Yousif, single apprensivo e dalle ristrette vedute razziali.

Raccontato così, il soggetto del film sembrerebbe la trama di un qualsiasi feuilleton, anche se concentrato in una breve ora e mezza di durata.
Ma proprio la concentrazione sembra essere la più evidente risultante delle fatiche dell’intero cast, tecnico e artistico, di Love + Hate: concentrazione che significa soprattutto costrizione di vite chiuse in un mondo troppo piccolo, nel quale difficile è sopravvivere e dal quale è necessario fuggire per poter rinascere; coercizione esercitata dalla sceneggiatura sui personaggi, obbligati a vivere l’uno accanto – o, forse, addosso – all’altro, figure atte a dimostrarci l’esattezza della libertà come possibilità e scelta di felicità, libertà che dovrebbe essere condicio sine qua non per qualunque rapporto umano (tra amanti e tra fratelli, tra padri e figli), teorema che, però, necessita dell’assenza di molte complessità drammaturgiche, in modo che i personaggi, con una certa facilità, possano rivelarsi come motori e vittime della passione che solo l’odio e l’amore sanno far nascere; costrizione che è accerchiamento della mdp intorno ai volti degli attori, paesaggi sempre belli, perché sempre intensamente "veri", fissati con tenera e glaciale attenzione, attraverso lunghi primissimi piani che saturano l’inquadratura.

Intensi risultano essere i contributi musicali, fra i quali figurano canzoni degli Snow Patrol e di Keane, di Ian Brown e di Stephen Fretwell: componimenti che sanno dare una giusta e adatta atmosfera di malinconia e commozione mai stucchevoli, degne rappresentazioni sonore dello stato di abbandono in cui i personaggi si trovano a vivere, utili per colmare il bisogno di emozioni che li attanaglia.
Notevole è stato l’apporto di Barry Ackroyd, già direttore della fotografia di Ken Loach lungo gli ultimi quindici anni di carriera, da Riff Raff in poi: notti fredde e gelide, giorni appena più caldi, albe che hanno gli stessi colori dei tramonti.
E splendido è il finale: due giovani abbracciati sui sedili di un treno che corre verso Londra, e un uomo che picchia selvaggiamente un altro, forse perché quest’ultimo ha rinunciato all’amore in favore di una piccola città e delle convenzioni sue, di qualsiasi religione e di qualunque struttura sociale che opprime l’individuo.


CAST & CREDITS

(Love + Hate) Regia, soggetto e sceneggiatura: Dominic Savage; fotografia: Barry Ackroyd; montaggio: Nicolas Gaster e David G. Hill; musica: Rupert Gregson-Williams; interpreti: Samina Awan (Naseema), Tom Hudson (Adam), Was Zakir (Yousif), Nichola Burley (Michelle); produzione: BBC Films, Ruby Films, UK Film Council; distribuzione: Istituto Luce; origine: Gran Bretagna e Irlanda 2005; durata: 86’; web info: sito ufficiale.


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