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Mercury Fur

Pubblicato il 24 novembre 2007 da Luigi Coluccio


Mercury Fur

<<Lasciami leccare l’adrenalina, lasciami leccare l’adrenalina...>> Questa hit, apparsa nel 1997 per opera di uno dei più grandi gruppi rock italiani, ritorna a risuonare tra le pareti –e le ombre, e la nebbia- del Teatro Belli, esattamente nelle sere dal 23 ottobre al 4 novembre di questo anno solare: e sono Philip Ridley, Carlo Emilio Lerici e un gruppo di giovani e bravi attori a riportare alle nostre orecchie, al nostro mesencefalo, quel testo ossessivo e paranoico...

Mercury Fur ”, testo scritto dal poliedrico e controverso Philip Ridley, ha fatto quasi da “apripista” per l’attualmente in corso Trend , la rassegna di teatro contemporaneo britannico a cura di Rodolfo Di Giammarco, in scena proprio al Teatro Belli. Il tanto –o il poco- del mondo della pièce può essere riassunto così: in un futuro non troppo lontano, guerre e malattie hanno abbattuto l’attuale sistema sociale: l’Inghilterra, come il resto del pianeta, è sprofondata nel caos, e un piccolo gruppo di individui cerca di sopravvivere organizzando delle strane feste... La scarnificazione operata da Ridley –artista completo, il cui “Trivio” e “Quadrivio” risultano essere la narrativa e il teatro, il cinema e la poesia, l’arte contemporanea e la musica- a livello drammaturgico ed etico è vertiginosa: le figure-personaggio che solcano circolarmente questa post-Inghilterra sono difficilmente descrivibili, circoscrivibili, per uno spettatore avente come punto di riferimento per la propria riflessione etica, poetica, politica, questo mondo –alcuni potrebbero asserire, a nostro avviso giustamente, che lo spettatore in realtà è prigioniero del punto di riferimento che è questa realtà, questo mondo...-. Quando il caos è la propria fonte di conoscenza, quando l’assenza di tempo e spazio è l’unica rosa dei venti, allora ecco che la propria madre (?) può diventare una Duchessa schiava del nostro stesso aguzzino, aguzzino che però è il nostro (S)salvatore, e con cui arriviamo ad avere anche una filiazione di sangue amando sua sorella (?)... Come può un viaggiatore del nostro secolo, del nostro ordine mondiale, cresciuto ad Hegel e a sterili sintesi, semplicemente “affacciarsi” ai rapporti umani di questo post-Mondo e capire, discernere, intuire? Ecco quindi intervenire la memoria, il regresso –la creazione fabulistica?-, di cui è portatore una figura-personaggio come Elliot (Michele Maganza), capace di calmare, placare le anime e –perché no?- le vicende di questo balletto allucinato e sanguinario, in cui la Natura sembra essere, semplicemente, scomparsa, per lasciare il posto all’Umano... No, non tutta la Natura: solo un suo ricettacolo –di colori, di forme- è rimasto: le farfalle. Farfalle che sono ormai come aghi, come dosi, e che hanno un qualcosa che questi post-umani non sembrano possedere: un’anima. Il loro sistema nervoso è infatti rude, semplice, volto a raccogliere il numero più grande possibile di emozioni: ecco così degli arcobaleni volanti diventare i custodi delle anime dei nostri personaggi, i custodi della storia del Mondo, dell’Uomo, della Natura. Carlo Emilio Lerici inscrive il testo di Ridley in una, letteralmente, oscura messa in scena, in cui solo le grida e i fasci di luce delle torce elettriche spezzano, seppur brevemente, il tetro palcoscenico in cui si giocano i destini di questa “famiglia” che, nonostante tutto, sembra essere l’unica pietra angolare di sentimenti ormai dispersi quali l’amicizia, la fratellanza, il gioco e, perché no?, l’amore. Molto coinvolgenti gli attori -incisivi, disperati, come solo dei post-umani potrebbero essere.

In definitiva, una piece “umanista” –come ci spiega il regista in questa intervista- e spaventosamente moderna, in cui l’adrenalina di una canzone di qualche anno fa potrebbe diventare la farfalla volante, multicolore, dell’Apocalisse prossima...


Autore: Philip Ridley Traduzione: Fabiana Formica Adattamento e Regia: Carlo Emilio Lerici Interpreti: Michele Maganza, Mauro Conte, Michele Degirolamo, Veronica Casarosa, Davide Gagliardini, Andrea Redavid, Nunzia Di Somma, Fabrizio Bordignon Musiche: Francesco Verdinelli Elaborazioni Sonore: Giuseppe D’Amato Assistente alla regia Barbara Medda Luci: Emanuele Lepore Web Info: Teatro Belli, Philip Ridley


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