Mr. Turner

Noto come il “pittore della luce”, William Turner era un uomo la cui vita è stata segnata da luci ed ombre, come quella di tutti. A differenza delle esistenze dei più, i chiaroscuri della vita di un’artista si fanno però anche metafora dell’inafferrabile natura dell’arte e del sublime. Così la biopic di Mike Leigh sulla vita di Turner, presentata in concorso a questo sessantasettesimo Festival di Cannes, è ben più che il resoconto della vita di uno dei più famosi e celebrati pittori romantici, ma uno spiraglio su un’epoca ed uno sguardo sulla natura ossimorica dell’arte stessa. Con le parole dello stesso bravissimo interprete del pittore, Timothy Spall, il sublime ha a che fare “con la bellezza ed al contempo l’orrore della natura”.
Turner, uomo goffo e brutto – a tratti laido nel suo rapporto con le donne – caratterizzato dalla sua predilezione del grugnito sulla parola, è al contempo dotato di uno sguardo che, con le parole di Mike Leigh, “vede oltre il mare ed il cielo”, è “spirituale” nella sua accezione più lirica e misteriosa.
Attraverso la vita dell’artista il regista ci racconta anche l’Inghilterra vittoriana e l’ambiente dell’Accademia britannica all’incrocio fra il tramonto di un mondo e l’ascesa di uno nuovo, inaugurato dall’avvento della fotografia e dai lavori per la costruzione del Crystal Palace per l’ Esibizione Universale ad Hyde Park.
La capacità di Turner, fra i più grandi paesaggisti della storia dell’arte, di vedere “oltre” ciò che potrebbe semplicemente restare impresso sulla pellicola fotografica, la sua dedizione nello “scoprire” ogni aspetto della natura, è ciò che ha consentito alla sua arte di sopravvivere alla riproduzione analogica della realtà, ed è ciò che entra in contrasto con gli aspetti più triviali e grotteschi della sua vita privata, su cui il regista non fa nessuno sconto. D’altro canto il sublime emana anche dal dipinto di un naufragio, o dal cadavere di una ragazza che nel film il pittore ritrae perfino in punto di morte.
Eppure anche Turner in vecchiaia “addolcisce la sua anima”, dice ancora Spall , scopre l’amore ed un senso di comunione che in precedenza aveva solo con il padre, di modo che la contraddizione che regge il film è replicata anche nel personaggio stesso, che semina dolore – per la domestica da sempre innamorata di lui – ma anche affetto – per la sua compagna “tardiva”; che è scorbutico all’estremo ma al contempo dedito all’arte fino al punto di rifiutare un’offerta di centomila sterline per tutte le sue opere, che vuole lasciare al popolo inglese perché ne possa sempre fruire gratuitamente.
La narrazione di Mike Leigh rende maestosamente questi contrasti, ed insieme al grande lavoro del direttore della fotografia Dick Pope riesce a riprodurre sul grande schermo l’essenza della natura vista attraverso gli occhi dell’artista, con dei passaggi visivi eccezionali che fanno dubitare della distinzione tra l’immagine filmica e quella su tela.
(Mr. Turner) Regia: Mike Leigh; sceneggiatura: Mike Leigh; fotografia: Dick Pope; montaggio: Jon Gregory; musica: Gary Yershon; scenografia: Suzie Davies; interpreti: Timothy Spall (JMW Turner), Dorothy Atkinson (Hannah Danby), Marion Bailey (Sophia Booth), Paul Jesson (William Turner senior); produzione: Thin Man Films; origine: Regno Unito, Francia; durata: 149’.
