Out of the Furnace

Attraverso una storia violenta, in cui l’appartenenza ai dettami del cinema di genere è mascherata dal rigore nel mettere in scena la “realtà”, Scott Cooper cerca di dare, con il suo Out of the Furnace, un grande e ambizioso spaccato dell’America di oggi, piegata dalla crisi economica, in piena elaborazione dello shock di due guerre e divisa tra un mondo industriale delle città ed uno rurale al di fuori dell’ordine costituito.
Per farlo si affida alla tipologia di racconto che meglio si adatta alla rappresentazione di un mondo che cambia - la storia familiare – e ambienta la sua narrazione nel luogo che più di tutti esprime le contraddizioni ed i mutamenti in atto nella società statunitense: la Rust Belt delle grandi industrie che chiudono i battenti, delle città che si svuotano di conseguenza (basti pensare al caso esemplare di Detroit) ma anche dei monti Appalachi con i loro abitanti sempre memori dei terribili montanari di Un tranquillo weekend di paura.
Russel Baze (Christian Bale) è un operaio che vive la sua condizione con l’etico convincimento che il lavoro è degno di rispetto anche se faticoso, poco remunerativo e a rischio di volatilizzarsi da un giorno all’altro. Il fratello più piccolo Rodney (Casey Affleck), più inquieto, entra invece nell’esercito e parte per l’Iraq. Un terribile incidente stradale in cui Russel uccide i passeggeri dell’altra macchina lo fa finire in carcere, da cui uscirà per trovare il padre ormai morto di cancro, Rodney dedito alla boxe clandestina e l’ex fidanzata incinta di un altro uomo (un poliziotto interpretato dal grande Forest Whitaker). I debiti e l’irrequietezza da reduce condurranno Rodney, per un incontro molto proficuo, ad inoltrarsi in un mondo da cui avrebbe fatto meglio a tenersi a debita distanza: il giro criminale degli abitanti delle montagne. Motivo per cui il fratello Russell verrà posto di fronte alla scelta tra affidarsi ad una legge che ben poco riesce a penetrare in quel mondo parallelo o prendere in mano la situazione, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Girato con maestria e scritto cercando di stare al riparo dalle facili trovate e dal sentimentalismo - che pure di quando in quando fa breccia – nonché forte di un cast di all star (oltre ai già citati: Woody Harrelson, Willem Dafoe, Sam Shepard) Out of the Furnace sconta però la sua stessa ambizione. Nel cercare di dare un’immagine del paese attraverso dei drammi personali si perde nella miriade di situazioni di cui vuole rendere conto, dal trauma dei reduci al citazionismo di film epocali (su tutti Il Cacciatore di Cimino); dal dramma della classe operaia alla crudeltà dei territori irriducibilmente selvaggi. E lo fa spiegandoci troppo ciò che avremmo potuto capire senza parole.
Cercando di erigere una costruzione perfetta, Cooper rende troppo visibile questa stessa costruzione, di modo che anche il bellissimo finale stenta a colpire al cuore.
(Out od the Furnace) Regia: Scott Cooper; sceneggiatura: Brad Ingelsby e Scott Cooper; fotografia: Masanobu Takayanagi; montaggio: David Rosenbloom; musica: Dickon Hinchliffe; interpreti: Christian Bale (Russel), Casey Affleck (Rodney), Willem Dafoe (John Petty), Woody Harrelson (DeGroat); produzione: Appian Way, Energy Entertainment, Red Granite Pictures; origine: Stati Uniti; durata: 116’.
