Pepperminta – Venezia 66 – Orizzonti

Sembra una Lucy in the Sky with Diamonds Pepperminta, quando, in piedi su una cassetta postale, al centro della città, si muove al ritmo del vento mentre sul suo ventre si agitano tanti rami color arancio. Non è un riferimento casuale: la psichedelia di una certa produzione beatlesiana, magari filtrata attraverso le spettacolari sequenze messe in scena dalla Julie Taymor di Across the universe, riecheggia nel film tutto in digitale di Pipilotti Rist, importante video artista e regista di video musicali svizzera qui alla sua prima prova nel lungometraggio.
Il background dell’ artista non viene certo messo da parte nell’esordio cinematografico; anzi, nelle avventure della protagonista della sua installazione Homo Sapiens (presentata alla Biennale di Venezia nel 2005) rielaborate per il grande schermo si può leggere il tentativo di incastonare all’interno di una cornice narrativa lunghe sequenze di video arte, dando loro un comun denominatore rintracciabile nell’atteggiamento anarcoide che rifiuta l’ordine precostituito e i suoi suoni (le voci dei tutori della legge sono sempre distorte e rese incomprensibili) colorando il mondo di nuove surreali sfumature.
Nonostante la matrice spiccatamente artistica dell’opera, non è difficile riscontrare alcune suggestioni cinematografiche che – a parte la scontata citazione dell’eroina televisiva per bambini Pippi Calzelunghe (cui Pipilotti Rist ha rubato il nome) – volgono lo sguardo lontano, dagli sconfinamenti tra mondo reale e immaginario del disneyano Mary Poppins (con i salti da e nei quadri, qui sostituiti dalla vasca come oggetto-limite tra le due dimensioni) per arrivare agli scenari in Technicolor del Mago di Oz, di cui Pepperminta sembra citare anche l’eterogeneo gruppo di protagonisti, immersi in avventure sempre sgargianti.
Sembra proprio questa immersione totale dell’occhio nelle vibranti composizioni cromatiche l’interesse centrale dell’autrice, che struttura il racconto in microstorie legate attraverso lo studio delle sensazioni fisiche indotte sullo spettatore dalla percezione dei colori, arrivando a volte a considerazioni persino scientifiche, come quelle sul ritmo posseduto da ogni particolare gamma cromatica.
Ne deriva un film ipnotico e immersivo, denso di ineccepibili episodi di video arte, ma carente nella struttura richiesta dall’impianto cinematografico. Una volta abituati allo spettacolare gioco di luci suoni e colori, non si può infatti fare a meno di constatare l’esilità concettuale dell’opera, i cui nuclei tematici vengono in parte oscurati dall’ingombranza dello stile, con la forma che finisce col racchiudere in sé anche il contenuto.
Eppure dei concetti interessanti affiorerebbero qua e là: la nudità costantemente esibita, la ripetuta immersione nell’acqua – con le riprese subacquee nella piscina di Pepperminta bambina e quelle da adulta, mentre gioca nella vasca – e la celebrazione del sangue mestruale (per quanto possa risultare grottesca) sono tratti che richiamano una concezione del femminile come soggetto eminentemente naturale, simbolo di fertilità e vita, che forse avrebbe richiesto una maggiore capacità analitica.
Pipilotti Rist, invece, vola via, corre come la protagonista e i suoi amici di avventura in avventura, di sketch in sketch, senza veri appigli da offrire che non una superba orchestrazione visiva. Ma è ancora un po’ poco e l’effetto inebriante del trip psichedelico messo in atto dall’autrice finisce per evaporare nel confronto decisivo con la durata del lungometraggio.
(Pepperminta); Regia: Pipilotti Rist; sceneggiatura: Pipilotti Rist, Chris Niemeyer; fotografia: Pierre Mennel; montaggio: Gion-Reto Killias; interpreti: Ewelina Guzik (Pepperminta), Sven Pippig (Werwen), Sabine Timoteo (Edna), Noemi Leonhardt (Pepperminta bambina); musiche: Anders Guggisberg, Roland Widmer; produzione: HugoFilm Productions GMBH, Coop99; origine: Svizzera 2009; durata: 84’
