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Rush

Pubblicato il 19 settembre 2013 da Marco Di Cesare
VOTO:


Rush

Apollineo o Dionisiaco: questo è il problema! Se l’essere qualcosa (qualcuno) o se essere qualcos’altro (qualcun altro) sia l’unica distinzione dell’umano, la sola frattura al suo interno, da cui tutta la società - in quanto somma di individui – dipende, nel suo distinto e distinguibile rapportarsi alla realtà.

Un confronto e uno scontro: questo è il rapporto che lega i due noti, opposti, termini. In mezzo, come sintesi, l’esistenza stessa, in tutte le sue variegate e sfuggenti sfaccettature, con la ’macchina’ a fare da tramite. Sì: la macchina, ossia il meccanismo nato dalla tecnica e dalla tecnologia più evolute, divenuta sempre più importante dentro l’economia sociale umana.
Così è certo cinema del prolifico Ron Howard: non tutta la sua filmografia, ma una parte perlomeno. Basti pensare alla più affascinante delle sue pellicole, quel Frost/Nixon - Il duello che è uno sguardo intimista che mantiene l’ampio respiro narrativo di tanto cinema politicamente impegnato nei pressi di Hollywood: un viaggio all’origine del Male statunitense contemporaneo, l’era-Nixon negli anni della Controcultura, con la televisione sempre più medium imperante, tanto da poter essere lei sola capace di dare il colpo di grazia, attraverso un’immagine, un primo piano – quello giusto – all’ex presidente decaduto, un uomo e una figura politica in cerca di un riscatto che diventerà irraggiungibile. Gli Anni Settanta, poi: un viaggio nel passato, gli Happy Days del giovane Richie Cunningham («Io me li ricordo negli anni ’70 a Roma, la FGCI: i giovani comunisti romani stavano tutti i pomeriggi davanti al televisore a vedere Happy Days, Fonzie»: «È questa la loro formazione politica, culturale e morale», Moretti dixit). Happy Days: un viaggio nell’America di vent’anni prima, nelle sue più spensierate gioie, per una Nazione che, al di fuori del piccolo schermo, aveva oramai compreso cosa si nascondesse nel fondo del Vaso di Pandora che ai suoi medesimi occhi per tanto tempo aveva preferito tenero nascosto.
Mentre un volo interrotto sarà quello dell’Apollo 13, nel 1970, principio della decade in questione, a causa del malfunzionamento di una macchina che avrebbe dovuto promettere prodigi: quasi un senso del destino, per un decennio che segnerà uno spartiacque tra il Sogno e il ritorno alla Realtà, lasciando la ribalta alla sempiterna lotta tra lo spirito apollineo e quello dionisiaco.

E la Macchina, così come gli Anni Settanta e la basilare scissione messa in luce da Friedrich Nietzsche, per quanto riguarda la filmografia di Ron Howard – uno dei registi meno postmoderni che vi siano al mondo – proprio in Rush raggiungono il loro culmine.
Giacché la disfida tra Niki Lauda e James Hunt (il primo un austriaco schivo, metodico, scrupoloso e scontroso, dalla geniale sensibilità motoristica; l’altro un inglese veloce ma incostante, soprattutto a causa di numerosi incidenti in pista, estroverso amante della dolce vita fuori dai circuiti, tra sigarette, alcol, donne e droghe), scontro cominciato all’inizio dei ’70 in Formula 2 e che raggiungerà il culmine nella stagione 1976 della Formula 1, forse la più bella e palpitante nella storia di questo sport, nella tragicità che scorrerà a fiotti lungo i suoi tracciati, incendiata dal fuoco del Nürburgring, passando per la resurrezione di Monza, quarantadue giorni dopo, di un Lauda sfigurato in volto e terminando sotto la pioggia battente del Fuji, con l’austriaco della Ferrari che si era presentato ai nastri di partenza col casco iridato conquistato l’anno precedente sulla rossa di Maranello, mentre il rivale Hunt sedeva sulla competitiva McLaren. Entrambi emblemi di un coraggio e di una voracità, sportiva e non, di una voglia di vivere e di lottare che infervorava le folle.

E, difatti, ’Rush’ in inglese significa ’sfrecciare’, ’sorpassare’.

È un’opera interessante, il film di Ron Howard. Scritto dal londinese Peter Morgan, dal cui dramma teatrale Frost/Nixon il regista americano aveva in precedenza tratto l’omonimo film, ove protagonisti erano sempre due duellanti dagli opposti caratteri che si rincorrevano in una sfida dalla portata mondiale, su di un ring televisivo, ripresi dallo sguardo attento delle telecamere, anche in Rush i due autori riescono a portare sapientemente in scena la sfera pubblica e quella privata degli interpreti principali, ponendo sul medesimo, dinamicamente equilibrato piano, gioco e realtà, finzione e verità, paura e coraggio, dramma e commedia, azione frenetica e stasi meditativa, operando una fruttuosa osmosi tra tali aspetti, sottolineando come essi siano tutti lati di un unico elemento: l’esistenza nel suo inarrestabile fluire, da cogliere il quel ’Carpe diem’ estremo che solo le corse a 300km/h, tra l’altro in quel ben determinato periodo storico, possono (potevano) appieno garantire.
Tanto che Rush può essere considerato come un inno alla gioia di vivere, utilizzando come esempi personaggi larger than life, figure comunque tragiche, nel loro avere accettato il rischio e la tragicità che è insita nella vita. Esistenze frammentate, ancor più di quelle ’normali’ – giacché quale esistenza può considerarsi del tutto normale? -, nella sfida contro se stessi, il proprio avversario, la propria – si spera - fedele monoposto. Sono queste le tessere che compongono il mosaico che costituisce quella follia che è la vita di ognuno, dominata da una A Beautiful Mind che può risultare essere una macchina estremamente potente ma anche terribilmente delicata, col rischio perenne di incorrere in fatali infortuni.



CONFERENZA STAMPA DI RUSH


CAST & CREDITS

(id.); Regia: Ron Howard; sceneggiatura: Peter Morgan; fotografia: Anthony Dod Mantle; montaggio: Dan Hanley e Mike Hill; musica: Hans Zimmer; interpreti: Chris Hemsworth (James Hunt), Daniel Brühl (Niki Lauda), Olivia Wilde (Suzy Miller), Alexandra Maria Lara (Marlene Lauda), Pierfrancesco Favino (Clay Regazzoni), Natalie Dormer (Gemma), Christian Mckay (Alexander Hesketh), Jamie de Courcey (Harvey Postlethwaite); produzione: Cross Creek Pictures, Exclusive Media, Working Title Films, Revolution Films, Imagine Entertainment ed Egoli Tossell Film; distribuzione: 01 Distribution; origine: USA, 2013; durata: 123’; web info: sito internazionale, sito italiano, sito del distributore italiano.


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