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Tango Libre

Pubblicato il 2 settembre 2012 da Luca Lardieri


Tango Libre

Il regista belga Frédéric Fonteyne torna alla regia dopo otto anni e lo fa portando a termine la sua trilogia sulla donna e l’amore che aveva cominciato nel lontano 1999 con il folgorante Une liaison pornographique (Una relazione privata) e continuato nel 2004 con La femme de Gillespreesentato nella sezione orizzonti della sessantunesima mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Fonteyne, autore abile nel manovrare la macchina da presa e capace di unire la facilità di fruizione tipico del cinema statunitense alla complessità della struttura del cinema europeo, questa volta decide di portare sullo schermo una storia a metà strada tra dramma e commedia. Tutto ruota attorno ad uno strano triangolo amoroso tra di una donna e due uomini rinchiusi in carcere per un non meglio precisato motivo e a suo figlio che tra una lezione di tango e l’altra l’accompagna a trovare i due uomini nei giorni di visita. Lezioni di tango che vedono protagonista uno dei secondini dei due uomini, il quale si innamora perdutamente della donna cominciando a portare scompiglio all’interno dello strano ecosistema familiare, scatenando soprattutto la gelosia del giovane ragazzo.

Il film, girato magistralmente, sembra una lunga e divertente metafora sulla danza argentina e sulla lotta che essa sembra instaurare tra chi vi prende parte. Gelosia, complicità, promiscuità, tutto mischiato in un unico calderone che a volte si perde in buchi di sceneggiatura troppo colossali per poterci passare sopra. Mancano l’intensità e la profondità dei film precedenti. I personaggi sono solo abbozzati e a poco servono i gustosi intermezzi all’interno delle carceri per poter saldare in maniera completa due parti che insieme non coincidono e sembrano esser state rubate da due film diversi. Paradossalmente la parte drammatica è quella che funziona meno, mentre gli intermezzi comici e le scene a metà strada tra musical e teatro dell’assurdo hanno un buon ritmo e divertono. Le sequenze di ballo, specialmente quella in cui tutti i carcerati battendo mani e piedi danno vita ad un divertentissimo tango argentino, sono girate benissimo e coinvolgono moltissimo lo spettatore ma mancano quei guizzi e quei movimenti di macchina che tanto avevano stupito ne La femme de Gilles. Davvero un peccato.


CAST & CREDITS

(Tango Libre); Regia: Frédéric Fonteyne; sceneggiatura: Anne Paulicevich and Philippe Blasband; fotografia: Virginie Saint Marin; montaggio: Ewin Ryckaert; interpreti: Sergi Lopez, Francois Damiens, Anne Paulicevich, Zacharie Chasseriaud, Jan Hammenecker; produzione: Liaison Cinematographique, Artemis Productions, Samsa Films; origine: Belgio/Lussemburgo 2012; durata: 109’;


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