Antonioni su Antonioni - Venezia 65 - Orizzonti

Le scomparse lo scorso anno di Michelangelo Antonioni e Ingmar Bergman hanno provocato fiumi d’inchiostro spesso incontrollato; sono comparsi articoli su quasi tutti i giornali, con valutazioni molto diverse tra loro sulle rispettive filmografie. In molti hanno evidenziato l’importanza dei due autori nell’evoluzione del linguaggio cinematografico moderno; altri giornalisti (o sedicenti esperti di cinema) hanno manifestato la loro insofferenze verso tali opere, legate (a loro dire) a contesto storico ben definito, ovvero all’era dei cineclub, dove un gruppo circoscritto e politicizzato fruiva di film noiosi giusto per mettere in luce la loro alterità rispetto al tradizionale pubblico cinematografico. "Meglio Risi di Antonioni" chiosa uno dei tanti titoli utilizzati per accostare due esempi di cinema completamente diversi tra loro, manifestando una preferenza sommaria quanto superficiale.
Sarebbe proficuo studiare e comprendere sino in fondo la lezione antonioniana prima di metterla a confronto con esperienze coeve di finalità completamente diverse.
Il documentario Antonioni su Antonioni, presente nella sezione Orizzonti, risponde a questa domanda con quasi un’ora di filmati sul grande autore emiliano. L’autore Carlo Di Carlo è uomo di cinema di lungo corso, amico e collaboratore di Antonioni di cui ha già curato sempre a Venezia una personale nel 2002, e pubblicato per Il Castoro la monografia Il cinema di Michelangelo Antonioni.
Anche grazie ad una conoscenza diretta degli argomenti trattati, Antonioni su Antonioni è un ritratto sincero e appassionato tutto giocato con una serie di rare e preziose interviste televisive. Ai microfoni Antonioni parla con ironia mista a fermezza delle sue idee sul cinema, sull’arte e sulla vita, mescolati spesso i temi in un unicum inscindibile.
Colpisce come il suo pensiero si sia mantenuto costante negli anni e abbia precisi collegamenti con la sua personalità; come affermò Moravia, “Antonioni è simile a certi uccelli solitari che hanno un verso solo da cantare e lo provano notte e giorno. Attraverso tutti i suoi film egli ci ha dato questo suo verso e soltanto questo […] una sola ma profonda nota: l’aridità dei rapporti , la brutalità della vita moderna, lo squallore del destino umano”. Non mi sembrano temi di poco conto, e se Antonioni è riuscito in molti casi a darci delle mirabili lezioni al riguardo, possiamo solo nutrire ammirazione e gratitudine.
Al cinema moderno ha regalato uno sguardo nuovo sulla realtà determinata dall’industria, dalla tecnologia, sul mutamento che la cosa industriale comporta in ogni altra cosa. Basterebbe le riflessioni sull’immagine in Blow-up, sull’identità in Professione: reporter a indicare nella poetica antonioniana legami forti con la filosofia e la sociologia del secolo scorso. Quasi un’estensione di quei fermenti culturali che giungevano di riflesso nel nostro paese.
Antonioni su Antonioni Regia: Carlo di Carlo; ricerca immagini: Ciro Giorgini; post-produzione: L’immagine ritrovata; coordinamento tecnico: Davide Pozzi, Elena Ammaccaro; montaggio: Laura Pavone; suono: Gilles Barberis; selezione immagini: Giandomenico Zeppa, Fiorenza Bagnarol, Adriana Noviello; grafica: D-Sign; produzione esecutiva: Cineteca di Bologna; durata: 52’
