Premio Orizzonti Fiction: Melancholia - Venezia 65

Melancholia è giunto al Lido con la fama di film impossibile. Una durata colossale di 460 minuti, segnati da una glaciale immobilità di ripresa (non ci sono movimenti di macchina) e dalla quasi totale assenza di colonna sonora. Esempio lampante di quel cinema low buget prodotto da paesi emergenti, girato in digitale e proiettato con sempre maggiore frequenza nei festival e rassegne internazionali. L’autore Lav Diaz è considerato uno dei principali esponenti del Nuovissimo Cinema Filippino, movimento di un’estetica rigorosa e spietata, con il sostanziale rifiuto della messinscena hollywoodiana. Melancholia si sviluppa attraverso una manciata di inquadrature fisse, di lunga durata, con dialoghi molto ieratici e filosofici. L’azione (si fa per dire) si sviluppa su un’isola desolata, dove tre personaggi si confrontano con le loro paure e frustrazioni. Alberta, Julian e Rina passeggiano tra la vegetazione e spesso confidano la loro sofferenza, infelicità. I silenzi sono lunghi, le parole restano sospese in un’atmosfera impalpabile, con il colore seppiato della fotografia a rendere ancora più indecifrabili gli ambienti. Pur resistendo stoicamente alla proiezione, lo spettatore osserva distaccato i discorsi filosofici alla base del film. Diaz si interroga sull’essenza della felicità, arrivando a definire la vita stessacome un modo per misurare il dolore dell’uomo. Peccato che tali tematiche non giungano mai dalla visione del film, e che sono rintracciabili solo dalle parole del regista.
Ci si chiede dunque quali siano i motivi di una scelta così intransigente, di una poetica immobilismo che fa pendant non solo a uno spirito antinarrativo ma a una sostanziale mancanza di idee. Chi potrebbe mai distribuire la maratona di Diaz? Certo, qualcuno potrebbe inquadrare Melancholia come una provocazione stilistica, ma anche in questo caso il film non ha ragione di esistere; esempi del generi sono stati proposti sin dagli anni Sessanta, dal New American Cinema come dal cinema sperimentale italiano. Così com’è l’opera di Diaz potrebbe comparire solo sugli schermi di gallerie d’arte o in istallazioni multimediali. Ma inseguire ossessivamente l’assenza di ogni elemento narrativo, togliere ogni mezzo espressivo al cinema vuol dire anche mortificarne l’essenza; quella di arte industriale moderna, destinata alla fruizione pubblica. Ed anche noi, di fantozziana memoria, assonnati nel buio della sala abbiamo sognato sullo schermo ben altre immagini, storie che ci coinvolgano profondamente e che solo il cinema sa offrire.
(Melancholia) Regia e sceneggiatura: Lav Diaz; fotografia: Lav Diaz; montaggio: Lav Diaz; musiche: The Brockas; interpreti: Roeder Camanag, Angeli Bayani, Perry Dizon; produzione: Sine Olivia Pilipinas; origine: Filippine 2008; durata: 450’
