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Wild Field - Venezia 65 - Orizzonti

Pubblicato il 6 settembre 2008 da Luca Lardieri


Wild Field - Venezia 65 - Orizzonti

Immaginate la steppa russa, brulla e desolata. Improvvisamente la figura di un giovane medico compare sullo schermo. È Mitija, il quale mosso dal desiderio di aiutare le persone sole e dimenticate, si è appena trasferito in questo piccolo villaggio nel bel mezzo del nulla. Il suo ambulatorio diviene così una sorta di ritrovo per tutte le persone che si trovano ad orbitare intorno a quei luoghi e non solamente per chi ha bisogno di soccorso o di una semplice visita medica. Tra i vari individui che si susseguono sullo schermo, un poliziotto, unica autorità di una regione così vasta, diventa una presenza costante che lo aiuta a medicare tutte le vittime degli scontri che ogni giorno si verificano a poca distanza da Mitija. Quest’ultimo, un giorno, viene raggiunto da sua moglie, la quale ha deciso di lasciarlo per sposare un altro uomo. Mitija, così si ritrova completamente solo, privato anche dell’idea di avere qualcuno pronto a riabbracciarlo e a sostenerlo.

Un film che nonostante le continue immagini incastonate in inquadrature assolute ed avvogenti, dove la steppa riempie lo schermo e sembra trasbordare oltre lo sguardo, dona allo spettatore un senso d’angoscia e claustrofobia che attanaglia lo stomaco. Mikhail Kalatozishvili utilizza la solitudine e l’assenza totale di immagini piene e corpose per mostrarci l’essenza dell’animo umano, il quale in nessun modo riesce a trovare il proprio equilibrio se non in bilico tra solitudine e ricerca di conferme attraverso l’altro. Il sentimento russo espresso all’ennesima potenza, un confronto continuo col cinema del passato ma che prosegue con la recente tradizione dei film sovietici presenti alla mostra del Lido di Venezia negli ultimi anni. Il quarantanovenne regista ha dunque scelto la chiave giusta per imprimere su pellicola l’animo umano e soprattutto la dura realtà dei luoghi mostrati. Una pellicola che si lascia vedere ed apprezzare, che nonostante i continui tempi morti (comunque necessari) difficilmente annoia.


CAST & CREDITS

(Dikoe Pole) Regia: Mikhail Kalatozishvili; sceneggiatura: Piotr Lutzik; fotografia: Piotr Dukhovskoy; montaggio: Mikhail Kalatozishvili; musiche: Alexei;Aigui; interpreti: Oleg Dolin, Daniela Stoyanovich, Roman Madianov, Yuri Stepanov; produzione: Mikhail Kalatozov Fund, Barmaley Studio; origine: Federazione Russa 2008; durata: 104’.


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