Cuvari Noci (The Nightguards) - Venezia 65 - Settimana della critica

La Bosnia Erzegovina ha conosciuto negli anni Novanta guerre e devastazioni che hanno lasciato nella società segni indelebili. Insicurezza, disagio, paure. Cuvari Noci, film d’esordio del bosniaco Namik Kabil, cerca di fotografare la drammatica situazione del paese attraverso due personaggi altamente emblematici, Mehir e Brizla. Guardiani presso un grande magazzino di mobili, i due colleghi trascorrono la notte in noiosi giri di controllo tra spazi bui e silenziosi. Spazi affollati nelle ore diurne che ora appaiono vuoti e desolati, privi di calore umano. La metafora del film è alquanto evidente; il magazzino è la stessa Bosnia Erzegovina, privata del soffio vitale della sua cultura. I segni del recente passati sono ancora insepolti. Il silenzio viene rotto da un veterano di guerra che disturba la quiete dell’isolato urlando versi disarticolati attraverso un megafono, lanciando oggetti di ogni tipo. I dialoghi si limitano a brandelli sconnessi, voci telefoniche, bisbigli che si perdono nella notte.
Nonostante i nobili intenti, la metafora di Cuvari noci non viene adeguatamente sviluppata dal film. La messa in scena punta ad una rappresentazione di vuoto, di sospensione narrativa; ogni piccolo dettagli si consuma in tempi dilatati. Si comunica con difficoltà, si cercano brandelli di speranza. Tutti sembrano portatori di un male interno: Miha soffre di fitte allo stomaco, Brizla di un peso corporeo eccessivo. Si cerca la tranquillità attraverso audio-lezioni di rilassamento; si cerca soprattutto si trovare un senso ad esistenze vicine alla follia. Il film si scioglie in una miriade di piccoli accadimenti che fanno perdere di vista il concetto iniziale e allontanano ancora di più il film dallo spettatore. Il ritmo pacato impedisce l’adesione dello spettatore con i personaggi; il che sarebbe un bene, se l’Autore avesse proposto una riflessione storico-politica tale da generare riflessioni in chi guarda. Tale distanza genera invece un sostanziale disinteresse. Lo spettatore viene lasciato da Kabil solo a se stesso, come i suoi personaggi. Simboli non di un paese ma di una poetica del vuoto non condivisibile.
(Cuvari Noci - The Nightguards). Regia e sceneggiatura: Namik Kabil; fotografia: Vladimir Trivic; scenografia: Sanja Dzeba; suono: Igor Camo; montaggio: Timvur Makarevic; interpreti: Vahid Piralic, Milan Pavlovic, Haris Alic, Namik Kabil. Produzione: Amra Baksic Camo; origine: Bosnia Erzegovina 2008; durata: 85’
